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         <title>notizie - Progetto Agata Smeralda</title>
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         <description>Le ultime notizie da Progetto Agata Smeralda.</description>
         <language>it</language>
         <lastBuildDate>Fri, 13 Aug 2010 12:43:48 +0200</lastBuildDate>
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         <managingEditor>info@agatasmeralda.org (<![CDATA[Progetto Agata Smeralda]]>)</managingEditor>
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            <title>notizie - Progetto Agata Smeralda</title>
            <description>Progetto Agata Smeralda</description>
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            <author>info@agatasmeralda.org (<![CDATA[Progetto Agata Smeralda]]>)</author>
            <pubDate>Fri, 13 Aug 2010 12:35:00 +0200</pubDate>
            <category><![CDATA[notizie]]></category>
            <title><![CDATA[Riconoscimento Unicef per la Casa do Sol]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Duemila i concorrenti che hanno partecipato all'ottava edizione del Premio per i progetti nel campo dell'educazione di bambini e ragazzi in Brasile bandito dall'Unicef nel Paese sudamericano. <br />
Un solo vincitore: la Casa do Sol, fondata nel 1997 da Pina Rabbiosi e &#160;da Padre Luis Lintner, una delle prime e delle pi&#249; rilevanti presenze sostenute dal Progetto Agata Smeralda fin dai suoi inizi. Padre Lintner era il responsabile del gruppo 62 di &#8220;Agata Smeralda&#8221;.</p>
<p>Incredula l'&#34;anima&#34; della casa, Pina Rabbiosi, che dopo l'uccisione del sacerdote nel 2002, ha portato avanti il progetto al quale insieme avevano lavorato per diversi anni. Un progetto che in questi anni &#232; cresciuto e si &#232; sviluppato, in una zona tra le pi&#249; difficili di Salvador de Bahia, dove l'emergenza educativa &#232; all'ordine del giorno e la criminalit&#224; imperversa.</p>
<p>&#34;Non avremmo mai immaginato che il progetto vincitore sarebbe stato quello della Casa do Sol - commenta - c'erano cos&#236; tanti altri progetti, tutti di grande qualit&#224;,che arrivavano da ogni regione del Brasile, che non avremmo mai pensato di avere qualche chance. Questo ha fatto s&#236; che la nostra gioia fosse ancora pi&#249; grande!&#34; Sorride, mentre racconta la cerimonia di premiazione alla quale ha partecipato con due giovani collaboratori della Casa do Sol, Tat&#224; e Bira. Nomi e volti noti anche a chi ha partecipato ai viaggi promossi d'estate dal Progetto Agata Smeralda. Bira lo scorso anno accompagn&#242; un gruppetto di italiani nel cuore della favela.</p>
<p>&#34;Al momento della proclamazione del vincitore &#8211; riprende Pina - quando sono stata chiamata sul palco per ricevere il premio, ho voluto avere con me Tat&#224; e Bira, che per&#242; erano seduti in fondo alla sala. Li ho chiamati a gran voce, cosa che ha creato un po' di subbuglio in sala&#34;. Pina Rabbiosi sottolinea il significato di questo premio, che nasce con l'intento di valorizzare quei progetti che favoriscono la crescita e lo sviluppo dei giovani,per arrivare a renderli uomini e donne responsabili e autonomi nella societ&#224;. Ricevere oggi questo riconoscimento da parte dell'Unicef significa che il lavoro fatto in questi anni nelle favelas sta portando i suoi frutti. &#34;Gli stessi Tat&#224; e Bira sono due ragazzi che un tempo frequentavano la Casa e che oggi hanno in essa diversi compiti di responsabilit&#224;&#34;. Nelle parole di Pina Rabbiosi si ripercorre quindi la storia del progetto della Casa do Sol. Dalla necessit&#224; primaria di offrire ai bambini delle favelas dei pasti caldi e sufficienti alla loro crescita, un luogo dove poter trascorrere la giornata, dove essere al sicuro per qualche ora. Da qui poi il lavoro, intenso, di coinvolgimento e di educazione delle mamme.</p>
<p>&#34;Insieme a Padre Luis riconoscemmo da subito la necessit&#224; di offrire un'adeguata formazione alle persone delle favelas cos&#236; da garantire loro veramente un futuro&#34;. Dai primi corsi, le attivit&#224; si sono andate moltiplicando con il passare degli anni. Corsi di recupero per bambini e ragazzi, preparazione agli esami di accesso alle universit&#224;, arte, cultura e molto altro ancora. Tre anni fa abbiamo potuto realizzare un sogno - aggiunge - quando siamo riusciti a realizzare all'interno della Casa una biblioteca. Per i bambini e i ragazzi della favela quella &#232; l'unica occasione per poter accedere ai libri e al materiale didattico. Un settore lo abbiamo dedicato ai libri sulla salute, che vengono consultati in particolare dalle donne&#34;. Pina Rabbiosi sottolinea che oggi pi&#249; che mai ritiene che la gente delle favelas la si aiuta non solo offrendo loro da mangiare e un tetto sotto cui ripararsi,ma dando loro anche cultura ed educazione. &#34;E questo, l'Unicef lo ha riconosciuto assegnandoci questo riconoscimento&#34;, commenta. Con la dotazione del premio Pina Rabbiosi ha intenzione di ampliare ancor pi&#249; la biblioteca, ma anche di organizzare viaggi, affinch&#233; i collaboratori della Casa do Sol possano conoscere altri progetti sociali che hanno partecipato al concorso, visitarli e imparare da loro. &#34;Sono convinta che un lavoro di rete, in questo settore, permetta di crescere insieme e di rafforzare la nostra presenza accanto ai pi&#249; poveri e in particolare ai bambini&#34;.</p>
<p style="text-align:right"><a href="http://www.agatasmeralda.org/it/news/riconoscimento-unicef-per-la-casa-do-sol_1_169_0.html">Leggi tutto l'articolo...</a></p>]]></description>
         </item>
   <item>
            <guid isPermaLink="true">http://www.agatasmeralda.org/news/ritorno-in-albania_1_168_0.html</guid>
            <author>info@agatasmeralda.org (<![CDATA[Progetto Agata Smeralda]]>)</author>
            <pubDate>Fri, 13 Aug 2010 12:25:00 +0200</pubDate>
            <category><![CDATA[notizie]]></category>
            <title><![CDATA[Ritorno in Albania]]></title>
            <description><![CDATA[<p>&#160;12 Maggio 2010: partenza per l'Albania. Dopo vari rinvii dello scorso anno, eccoci finalmente decisi, si parte per Bajze.<br />
Al nostro arrivo, come sempre, Suor Pia e Suor Rosangela ci aspettavano.</p>
<p>L'aeroporto dedicato a Madre Teresa era stato ultimato a tempo di record. Durante tutto il percorso fino a Scutari abbiamo notato un gran movimento: tanti cantieri per costruzioni ed anche di strade. Si nota benissimo che l'Albania &#232; un paese in forte crescita.<br />
Dopo il pranzo, abbiamo fatto una bella passeggiata per le strade del villaggio di Bajze. Qui la vita &#232; pi&#249; tranquilla, siamo infatti lontani dallo sviluppo della citt&#224;.</p>
<p>Dopo la passeggiata abbiamo messo in ordine e smistato le oltre 40 scatole da noi spedite con un container alcuni giorni prima. Le scatole contenevano vestiti e biancheria intima nuova per bambini e adulti, giochi, quaderni, materiale didattico e sanitario che avevamo avuto in donazione da alcuni amici negozianti di Locorotondo. Suor Pia era felicissima di quanto da noi le era stato donato. Tutto il materiale sarebbe stato distribuito a persone particolarmente bisognose. La religiosa, commossa, ci ha ringraziato.</p>
<p>Al mattino abbiamo atteso i bambini della scuola materna gestita dalle suore.</p>
<p>Teniamo a sottolineare la pulizia e l'ordine che si nota nelle aule. Suor Agnesina ci informa che sono i bambini stessi che tengono pulite ed in ordine tutte le cinque sale ed i bagni dell'asilo. E' stato bellissimo vederli arrivare accompagnati dalle mamme o dai pap&#224; che, frettolosi, li lasciano per recarsi al lavoro. Tutti i bambini vestono grembiulini puliti: le femminucce rosa ed i maschietti verdino. Dopo un primo approccio con alcuni giochi, fanno degli esercizi di riscaldamento, intonando alcuni canti. Poi abbiamo assistito alle prove per i balli e i canti che a fine anno faranno in una grande festa. Durante tutta la mattinata si sono svolte attivit&#224; educative e giochi vari. Con amore e professionalit&#224; le educatrici e le suore hanno sempre assistito in tutto e per tutto i bambini. Siamo rimasti incantati dall'impegno che tutti mostravano nello svolgere il proprio compito.</p>
<p>Una piccola pausa per la merenda offerta dalle suore e per l'immancabile pirul&#236;, che sempre doniamo a tutti i bimbi che incontriamo.</p>
<p>In tutto i bambini sono circa sessantacinque, divisi in tre classi per et&#224;. La mattinata &#232; trascorsa veloce, siamo stati tanto bene in compagnia dei nostri bambini.</p>
<p>Dopo il pranzo ci siamo recati a Scutari per incontrare Suor Enza. Motivo della visita la testimonianza dell'utilizzo della nuova macchina per l'ecocolordoppler del cuore, donata dalla nostra Associazione a questo centro sanitario.</p>
<p>Tale centro &#232; attualmente ospitato presso i locali dell'Opera della Divina Provvidenza Madonnina del Grappa di Firenze ed &#232; gestito da Suor Enza, in collaborazione con la Dottoressa Arketa Pllumi. La Dottoressa ci ringrazia per il grande contributo. Collabora con Suor Enza da pi&#249; di dieci anni. Precedentemente aveva utilizzato un apparecchio gi&#224; donato da &#8220;Agata Smeralda&#8221; e adesso,  grazie al nuovo e moderno ecocolordoppler, le diagnosi saranno molto pi&#249; dettagliate e si potranno meglio prevenire e curare le malformazioni cardiache dei bambini albanesi. Il medico ci fornisce inoltre alcune statistiche che dimostrano il grande operato del centro diagnostico, attualmente l'unico in tutto il nord dell'Albania. Dal 2001 al 2009 sono stati visitati gratuitamente oltre tremila pazienti (la maggior parte bambini), sono stati diagnosticati oltre 640 pazienti, di cui 196 trasferiti in Italia per interventi chirurgici al cuore. Molto importante anche la possibilit&#224; di continuare con controlli e monitorare le funzioni cardiache anche dopo l'intervento cardiochirurgico.<br />
Abbiamo assistito inoltre ad alcune visite: particolarmente emozionante quando &#232; stato usato l'ecocolordoppler cardiaco fetale ad una signora in gravidanza, per controllare che il feto non avesse complicanze cardiache.</p>
<p>Abbiamo molto apprezzato la seriet&#224; e la professionalit&#224; della Dottoressa Pllumi e di Suor Enza. Ogni giorno decine di bambini possono usufruire gratuitamente di una visita specialistica cardiopediatrica, al fine di diagnosticare l'eventuale malformazione cardiaca.</p>
<p>Tutto questo con il contributo della nostra Associazione Progetto Agata Smeralda.</p>
<p>Con Rosa sono fiero e onorato di farne parte e ci auguriamo che  la nostra testimonianza serva a dare forza e convincere, anche i pi&#249; dubbiosi, che con un piccolo sacrificio si pu&#242; realmente dare vita e futuro ad un bambino.</p>
<p>Felici per quanto avevamo visto, il giorno successivo ci siamo organizzati per il rientro in Italia. Dopo appena due giorni dal nostro arrivo, Suor Pia ci ha telefonato per informarci che purtroppo era venuto a mancare Don Carlo Zaccaro, sacerdote di Firenze e  Presidente in Albania della Missione Opera Madonnina Del Grappa, che finanzia il centro di Scutari, dove Suor Enza e la Dottoressa Arketa prestano il loro servizio di assistenza ai bambini con problemi cardiaci.</p>
<p>Possiamo testimoniare del grande e concreto lavoro svolto da Suor Enza e da tutti i collaboratori del centro di cardiologia di Scutari, pertanto facciamo il nostro appello al Presidente di &#8220;Agata Smeralda&#8221; di valutare la possibilit&#224; di continuare a sostenere tale centro per il prossimo futuro.</p>
<p style="text-align: right; ">Donato e Rosa Carparelli<br />
Locorotondo (Bari)</p>
<p style="text-align:right"><a href="http://www.agatasmeralda.org/it/news/ritorno-in-albania_1_168_0.html">Leggi tutto l'articolo...</a></p>]]></description>
         </item>
   <item>
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            <author>info@agatasmeralda.org (<![CDATA[Progetto Agata Smeralda]]>)</author>
            <pubDate>Fri, 13 Aug 2010 12:15:00 +0200</pubDate>
            <category><![CDATA[notizie]]></category>
            <title><![CDATA[Congo, l'orfanotrofio della speranza]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Sono piccole oasi in una terra difficile, martoriata dalla guerra e dall'odio, da violenze indicibili e da una crisi economica sempre pi&#249; dura: sono i centri delle Suore Figlie di Maria Regina degli Apostoli nella Repubblica Democratica del Congo. La congregazione conta 158 suore, tutte del Congo e del Ruanda, divise in 27 comunit&#224; e la cui casa madre &#232; a Katana.<br />
Una di queste oasi, l'orfanotrofio di Bukavu, &#232; sostenuta dal Progetto Agata Smeralda.</p>
<p>Ce ne parla Suor Jos&#233;phine Zihalirwa, la nuova Superiora Generale.</p>
<p>&#8220;Qui gestiamo l'orfanotrofio che ospita 58 bambini, di cui 28 vanno alla scuola elementare e 30 rimangono in orfanotrofio, avendo meno di sei anni. Sempre a Bukavu abbiamo delle scuole, un centro maternit&#224;, facciamo catechesi, svolgiamo azioni di animazione delle donne e, da quattro anni, abbiamo iniziato un servizio alla Commissione Giustizia e Pace per curare le persone traumatizzate dalla guerra, in particolare le donne che sono state violentate, perch&#233; gli effetti della guerra, terribili, durano a lungo&#8221;.</p>
<p>Le campagne si sono spopolate, la gente si &#232; rifugiata in citt&#224; ed &#232; sempre pi&#249; difficile trovare cibo, con i prezzi che sono lievitati.</p>
<p>E tante famiglie, per effetto della guerra, si sono disgregate; cos&#236; come sono molte le madri che muoiono di parto. Per questo a Bukavu l'orfanotrofio &#232; importante. Un orfanotrofio sostenuto da &#8220;Agata Smeralda&#8221; che assicura a 58 bambini, con il sostegno a distanza, alimentazione, vestiario, scuola e assistenza sanitaria.</p>
<p>&#8220;Ormai &#8211; dice la suora &#8211; sono cinque anni che &#8220;Agata Smeralda&#8221; ci d&#224; una mano e gli effetti positivi si vedono. In questi cinque anni la salute dei bambini &#232; migliorata in modo significativo, grazie ad una sana alimentazione. I bambini che arrivano qui sono malnutriti e malati: tifo, malaria e altre malattie legate all'astenia. Con l'aiuto dell'Associazione fiorentina abbiamo potuto anche migliorare la struttura. In passato c'era un solo dormitorio per tutti, risultato ben presto insufficiente. Ora ne abbiamo aggiunti altri due: uno per i maschi, uno per le femmine e per i pi&#249; piccoli.</p>
<p>E' stato costruito un nuovo refettorio, i bagni ed una grande sala per giocare&#8221;.</p>
<p>Le difficolt&#224; non mancano: i bambini, tutti orfani, vengono da situazioni molto problematiche. <br />
&#8220;La difficolt&#224; maggiore &#232; che i bambini che arrivano all'orfanotrofio socializzano difficilmente perch&#233; hanno pochi contatti con i loro coetanei. Da qui l'idea di costruire una scuola materna fuori dalla struttura, dove i piccoli possono andare a studiare e stare insieme agli altri scolari del villaggio. Il rapporto di gruppo a sei anni &#232; importante, altrimenti la scarsa socializzazione limiter&#224; i bambini nell'apprendimento, con il rischio di dover ripetere pi&#249; volte la stessa classe&#8221;.</p>
<p>Altri progetti futuri? &#8220;Vorremmo curare di pi&#249; la sistemazione della cucina. Era sufficiente per una ventina di bambini, ora sono pi&#249; del doppio e sarebbe necessario ampliarla. La crescita numerica porta anche a maggiori costi per l'aumento del numero di educatrici&#8221;.</p>
<p>E ancora: &#8220;In futuro vorremmo fare una recinzione per dare maggiore sicurezza ai nostri piccoli ospiti. Fuori ci sono molti pericoli e quindi i rischi non mancano. Questa realizzazione &#232; molto costosa e rimane per il momento un desiderio a lungo termine&#8221;.</p>
<p>Le suore stanno avviando anche un altro progetto per migliorare e aumentare l'alimentazione dei bambini, allestendo allevamenti di capre, conigli e polli.</p>
<p>&#8220;La congregazione si impegner&#224; ad attuare questo grande sogno e aiuter&#224; soprattutto i bambini pi&#249; grandi ad assumersi delle piccole responsabilit&#224;. Chiederemo loro di partecipare al lavoro della casa dopo la scuola per responsabilizzarli e farli sentire utili&#8221;.</p>
<p>L'ultima parola Suor Jos&#233;phine ce l'ha per gli adottanti di &#8220;Agata Smeralda&#8221;: &#8220;Vi sono davvero grata &#8211; dice &#8211; e so che fate molti sacrifici per aiutare questi piccoli. E vorrei ricordare la parola di Ges&#249;: &#8220;Quello che avrete fatto ai pi&#249; piccoli lo avrete fatto a me&#8221;.</p>
<p>&#8220;Agata Smeralda&#8221; fa un investimento, ben pi&#249; di un tesoro in banca, donando la vita a coloro che non avevano pi&#249; la speranza di vivere. E tutte le sere i bambini recitano una preghiera per i loro benefattori&#8221;.</p>
<p style="text-align:right"><a href="http://www.agatasmeralda.org/it/news/congo-lorfanotrofio-della-speranza_1_167_0.html">Leggi tutto l'articolo...</a></p>]]></description>
         </item>
   <item>
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            <author>info@agatasmeralda.org (<![CDATA[Progetto Agata Smeralda]]>)</author>
            <pubDate>Fri, 06 Aug 2010 10:05:00 +0200</pubDate>
            <category><![CDATA[notizie]]></category>
            <title><![CDATA[Eritrea: una situazione davvero tragica]]></title>
            <description><![CDATA[<p>La situazione politico-sociale attuale in Eritrea &#232; piuttosto complessa. Dopo oltre 30 anni di guerra, dal 1991 il paese &#232; indipendente dall'Etiopia, ma in seguito alla contesa sulla definizione dei confini ed al nuovo conflitto del 1998, la paura di perdere la tanto sofferta indipendenza ha portato ad una progressiva militarizzazione ed a forti limitazioni dei diritti civili. L'Eritrea &#232; guidata adesso da un unico partito, il FLP, al potere dal 1993. In riferimento alla tipologia di regime alcune fonti (Nigrizia 2009), parlano addirittura di &#8220;tirannia&#8221;.</p>
<p>In Eritrea c'&#232; una mancanza cronica di possibilit&#224; di lavoro. L'economia del paese &#232; ferma da anni, perch&#233; gran parte della popolazione in et&#224; lavorativa &#232; impegnata nel servizio militare (quasi il 10% della popolazione) o &#232; fuggita dal paese. Le risorse della terra sono limitate e la situazione &#232; aggravata dalle scarsissime piogge degli ultimi due ultimi anni. La politica autarchica del paese fa s&#236; che sia le importazioni, sia l'arrivo di aiuti umanitari siano fortemente limitati, la rigidit&#224; del governo locale &#232; aumentata in seguito alle recenti sanzioni imposte dell'ONU; il regime &#232; accusato di appoggiare i ribelli Somali legati ad Al Qaeda.</p>
<p>L'impressione che ho avuto durante il mio ultimo viaggio in Eritrea &#232; che la popolazione sia generalmente molto stanca, poich&#233; ormai da decenni non ci sono risorse sufficienti per sopravvivere. Riesce ad andare avanti solo chi ha i parenti all'estero e pu&#242; quindi ricevere un aiuto dall'esterno.</p>
<p>Tutti i giovani vogliono scappare, molti l'hanno gi&#224; fatto. Nella sola Khartoum, capitale del vicino Sudan, si contano adesso oltre 300.000 eritrei, un numero enorme se si pensa che l'Eritrea conta in tutto circa 4 milioni di abitanti. <br />
Aumenta la disperazione della gente: numerosi arrivano dalle campagne ad Asmara per fare accattonaggio, anche se ci&#242; &#232; profondamente contro l'indole orgogliosa del popolo eritreo. <br />
E proprio nelle campagne si vedono le persone pi&#249; povere. Mi raccontava un giovane sacerdote che &#232; andato a celebrare la S. Messa di Pasqua in un villaggio in cui la nostra Associazione ha realizzato tempo fa un piccolo progetto, che ha trovato tutti molto pi&#249; magri, i bambini non crescono come dovrebbero perch&#233; sono malnutriti, gli anziani sembrano ancora pi&#249; vecchi. Aumentano anche i suicidi dovuti alla disperazione: solo nella settimana in cui sono stato in Eritrea mi &#232; giunta la notizia di due diversi casi drammatici: due donne, madri di bambini piccoli, che in preda alla disperazione per non aver da dare da mangiare ai loro figli, si sono tolte la vita.</p>
<p>Nel corso del 2009 la FAO ha detto che se la comunit&#224; internazionale non si dar&#224; da fare, nel corno d'Africa si consumer&#224; una catastrofe umanitaria che porter&#224; quasi venti milioni di persone a soffrire la fame. Purtroppo nel silenzio del mondo occidentale in Eritrea si sta compiendo quanto la FAO aveva previsto: sono in forte aumento le donne che muoiono di parto per la debolezza fisica, com'&#232; in aumento il tasso di malnutrizione dei bambini.</p>
<p>La Chiesa Cattolica &#232; spesso l'unica fonte di servizi sociali per tutta la popolazione presente sul territorio. Le scuole e le cliniche sono stimate da tutti, indipendentemente dalla religione. I pi&#249; poveri sono aiutati senza differenze di credo religioso. E' perci&#242; in forte aumento anche il numero di chi si appella ai centri della Chiesa. Ad esempio negli ultimi due mesi davanti ai cancelli dell'Eparchia di Keren (la seconda citt&#224; dell'Eritrea, 90 Km ad ovest di Asmara) si affollano ogni giorno numerose donne (decine, centinaia), che in silenzio, disperate, aspettano un aiuto.</p>
<p>Le richieste pi&#249; urgenti che ho raccolto dai nostri contatti della Chiesa locale Eritrea sono per:</p>
<ul>
    <li>farmaci e materiale sanitario (perch&#233; in tutto il paese non si trovano e c'&#232; una grave carenza in tutti i centri sanitari);</li>
    <li>aiuti alimentari a sostegno della popolazione;</li>
    <li>latte in polvere per neonati da madri infette da HIV.</li>
</ul>
<p>Mi auguro che chi, come me, &#232; rimasto colpito da questa situazione, si voglia in qualche modo impegnare per sostenere questa Chiesa di frontiera che opera con coraggio a sostegno degli ultimi, dei pi&#249; poveri.</p>
<p style="text-align: right;">Luca Tofani<br />
Gruppo Missionario Shaleku Onlus - Prato</p>
<p style="text-align:right"><a href="http://www.agatasmeralda.org/it/news/eritrea-una-situazione-davvero-tragica_1_165_0.html">Leggi tutto l'articolo...</a></p>]]></description>
         </item>
   <item>
            <guid isPermaLink="true">http://www.agatasmeralda.org/news/sei-mesi-a-salvador-con-agata-smeralda_1_163_0.html</guid>
            <author>info@agatasmeralda.org (<![CDATA[Progetto Agata Smeralda]]>)</author>
            <pubDate>Fri, 06 Aug 2010 09:55:00 +0200</pubDate>
            <category><![CDATA[notizie]]></category>
            <title><![CDATA[Sei mesi a Salvador con Agata Smeralda]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Elena Gengaroli, fiorentina, giovanissima - ha solo 21 anni - per sei mesi ha vissuto a Salvador-Bahia. Volontaria nei centri sostenuti dal Progetto Agata Smeralda, vivendo dunque a stretto contatto con i missionari che operano nelle favelas della Bahia.</p>
<p>La sua &#232; una testimonianza particolarmente significativa, di una persona che ha avuto modo di condividere per mesi la vita quotidiana nella grande citt&#224; brasiliana. Per questo le abbiamo chiesto di raccontarci questa sua speciale esperienza.<br />
&#8220;S&#236; - esordisce Elena - sono stata a Salvador per sei mesi, ospitata in una casa famiglia, insieme ad un'educatrice e a sei ragazze a grave rischio sociale. Cosa ho fatto in questi mesi? Ho aiutato la segreteria di &#8220;Agata Smeralda&#8221; a Salvador ad effettuare le traduzioni delle schede e delle lettere dei bambini adottati. Ho poi collaborato con le educatrici nella casa-famiglia, aiutando nelle pulizie di casa, ed ho seguito le ragazzine a fare i compiti, accompagnandole nelle varie attivit&#224; esterne. Ho condiviso gran parte del mio tempo con loro. E per quanto possibile, ho dato lezioni di italiano sia ad alcune suore brasiliane che ad alcune operatrici del Progetto&#8221;.</p>
<p>Ma cosa ti ha invogliato ad andare a Salvador? &#8220;Ho deciso di partire per il Brasile perch&#233; avevo bisogno di credere che esistesse la speranza di voler cambiare qualcosa. Sono stata spinta, perch&#233; volevo cercare il sorriso della ragazzina che la mia famiglia aveva adottato con &#8220;Agata Smeralda&#8221;; un sorriso che da sempre mi ha colpito, quando a dieci anni ho avuto in mano quella foto. Non capivo proprio come fosse possibile sorridere, visto che viveva in un posto che sembrava dimenticato da Dio. Da qui il desiderio di incontrare quei bambini e quella realt&#224;&#8221;.</p>
<p>Cos&#236; Elena ha deciso di &#8220;fermare&#8221; la sua vita consueta - lo studio, il lavoro, il ragazzo, la famiglia -, ed &#232; andata dal Presidente di Agata Smeralda a proporsi. &#8220;Ho espresso a Mauro il mio vivo desiderio e l'Associazione mi ha dato questa meravigliosa opportunit&#224; di poter collaborare con il Progetto a Salvador. Dopo questa decisione, ho fatto una full-immersion nella lingua portoghese e nella cultura brasiliana per prepararmi a questa nuova esperienza. E poi sono partita&#8230;&#8221;</p>
<p>Elena tace un attimo, come se stesse rivedendo quei luoghi, quelle persone&#8230;. &#8220;Sono partita - riprende - con l'intenzione di trovare un'umanit&#224; diversa, diversa dal nostro vivere europeo, cos&#236; ricco di cose, ma povero di umanit&#224;. E la mia grande, piacevole sorpresa, &#232; che ho trovato quello che mi aspettavo: la capacit&#224; dei brasiliani di sorridere anche nelle difficolt&#224;. Un motto scout che tutti dovremmo imparare a seguire e che per loro sembra innato, la cosa pi&#249; normale di questo mondo. Ho riscontrato inoltre la capacit&#224; di accogliere persone &#8220;straniere&#8221; come se fossero fratelli e figli. Poi la grande spiritualit&#224; in tutto ci&#242; che fanno, anche in situazioni difficili, quando sanno affidarsi sempre a Dio, alla Sua volont&#224;; ed infine il loro modo di farti sentire a casa anche se un oceano intero ti divide dalla tua casa d'origine&#8221;.</p>
<p>Ma Salvador &#232; una realt&#224; dura da vivere: tanta violenza, miseria, ingiustizia. &#8220;Purtroppo - dice Elena - al di l&#224; di questa forza, di questo amore fraterno che ho riscontrato in molte persone, la Bahia, ma forse tutto il Brasile, soffre le contraddizioni di un Paese che sta avendo un vero e proprio boom economico. Da un lato vi &#232; una grande crescita economica e materiale, ma dall'altro rimane una classe povera che &#232; totalmente esclusa dallo sviluppo&#8221;.</p>
<p>&#8220;Qui - aggiunge - si inserisce l'opera del Progetto Agata Smeralda. Il Progetto sceglie di essere presente in quelle zone della citt&#224; e della Bahia dove il traffico di droga, la violenza, la miseria non permettono ai bambini e alle loro famiglie di vivere una vita dignitosa&#8221;.</p>
<p>Qual &#232; la forza, l'efficacia di &#8220;Agata Smeralda&#8221;? &#8220;Il fatto che si tratti di un Progetto formato da persone che si mettono totalmente in gioco, dedicando tutta la loro vita e le loro energie nel gestire al meglio i centri e le scuole, per costruire cos&#236; un futuro migliore per queste creature. Il bambino &#232; al centro: ognuno di questi piccoli, l'ho constatato tante volte con i miei occhi, &#232; seguito con dedizione e amore, e non solo dalle insegnanti, ma anche dai gestori dei centri e dai responsabili del Progetto. All'inizio mi ha stupito che addirittura questi responsabili (pedagoghi, assistenti sociali, nutrizionisti) - che curano  una rete molto vasta che comprende oltre centosessanta centri con migliaia di bambini - conoscessero tanti piccoli per nome e per la loro storia personale&#8221;.</p>
<p>Un altro aspetto positivo &#232; la capacit&#224; di conformarsi ai bisogni locali: &#8220;Le modalit&#224; d'intervento e le situazioni affrontate sono diversissime tra loro. Ci sono scuoline e centri che mirano soprattutto a prevenire l'ingresso dei ragazzi nel traffico e nell'uso delle droghe, offrendo attivit&#224; ricreative e corsi professionali; altre invece che rispondono ai bisogni scolastici di base, perch&#233; le famiglie pi&#249; povere non sono in grado di assicurare ai loro figli. Ma lo spirito &#232; sempre lo stesso: accompagnare la crescita del bambino fino all'adolescenza ed oltre, affinch&#233; egli possa essere protagonista della propria vita e capace di costruirsi un futuro, al di fuori da quel circuito di violenza e di miseria che lo minaccia&#8221;.</p>
<p>Elena nei suoi sei mesi &#8220;baiani&#8221; ha notato un altro fatto: &#8220;Agata Smeralda&#8221; in Brasile ha davvero lo spirito di una grande famiglia. Mi ha molto colpito vedere questa rete di cooperazione, questo desiderio e capacit&#224; di collaborazione tra i vari centri. Ed &#232; significativo anche il collegamento che si &#232; venuto a creare tra i centri e tanti adottanti italiani, come un ponte di solidariet&#224;, un rapporto di affetto e di conoscenza tra Italia e Brasile&#8221;. Cosa intendi per rete di collaborazione? &#8220;Insegnanti che si scambiano idee ed esperienze, in occasione degli incontri di formazione proposti periodicamente da &#8220;Agata Smeralda&#8221;, un rapporto costante, un aiuto reciproco, una gestione efficiente. Quando ad esempio la famiglia di un bambino adottato a distanza si trasferisce, se &#232; possibile, ci si attiva per indirizzarla in altri centri senza abbandonarla a se stessa. E ci sono scuole nuove che aprono e che chiedono di associarsi, di entrare in rete, per usufruire dei servizi e del sostegno che &#8220;Agata Smeralda&#8221; offre attraverso &#8220;Conex&#227;o Vida&#8221;.</p>
<p>Chiediamo ad Elena un'ultima cosa: rientrata da qualche mese a Firenze, cosa ti &#232; rimasto di questa esperienza? &#8220;Sono tornata in Italia - risponde subito - carica di tanta energia acquisita nel lavoro volontario e a contatto con questa realt&#224;, con i brasiliani, con gli altri volontari. E' un'esperienza bellissima che vorrei rifare e che consiglio vivamente a tutti coloro che lo desiderano e che si sentono pronti. Partite, guardate, incontrate, e troverete la gioia del servire. Perch&#233; non c'&#232; felicit&#224; pi&#249; grande di quella che d&#224; il servizio al prossimo. Alla fine credo di aver intravisto il segreto che c'era dietro quel sorriso che mi ha tanto colpito: lasciarsi contagiare da un amore fraterno senza paure e chiusure&#8221;.</p>
<p style="text-align:right"><a href="http://www.agatasmeralda.org/it/news/sei-mesi-a-salvador-con-agata-smeralda_1_163_0.html">Leggi tutto l'articolo...</a></p>]]></description>
         </item>
   <item>
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            <author>info@agatasmeralda.org (<![CDATA[Progetto Agata Smeralda]]>)</author>
            <pubDate>Fri, 02 Jul 2010 10:10:00 +0200</pubDate>
            <category><![CDATA[notizie]]></category>
            <title><![CDATA[In visita agli amici di Locorotondo]]></title>
            <description><![CDATA[<p>La citt&#224; di Locorotondo ha avuto la gioia e la soddisfazione di ricevere dal Progetto Agata Smeralda il Premio &#8220;Prima di tutto la Vita&#8221;, durante la Festa di Compleanno di Agata Smeralda che si &#232; tenuta a Firenze il 6 e 7 Febbraio 2010.</p>
<p>Dopo questo evento, insieme all'Avvocato Antonio Lattanzio, Presidente dell'UTELS (Universit&#224; della Terza Et&#224; e del Libero Sapere), che ha aderito al Progetto da qualche mese, abbiamo pensato di organizzare una serata di festa a Locorotondo, il 9 Aprile scorso, presso il bellissimo Auditorium Polivalente del Centro Risorse presso l'Istituto Agrario Statale di Locorotondo.<br />
Abbiamo invitato per l'occasione il Prof. Mauro Barsi, Presidente del Progetto Agata Smeralda, perch&#233; potesse portare un saluto e incontrare le persone che non erano potute venire a Firenze nello scorso Febbraio.</p>
<p>La serata &#232; stata animata da un gruppo musicale (i &#8220;Blue Bossa Quartet&#8221;) formato da quattro musicisti che hanno eseguito 10 brani di bossanova, la tipica musica brasiliana che ha avuto il potere di evocare nella mente i luoghi, le tradizioni e le persone della nostra terra di Brasile, a cui ormai ci sentiamo molto legati.</p>
<p>Nel corso della serata sono state proiettate varie immagini dei miei viaggi a Salvador Bahia: bambini, favelas, scuole, case, panorami vari.</p>
<p>Durante la serata si &#232; esibito il Coro Interculturale della Scuola Primaria &#8220;G. Marconi&#8221; con cinque brani, di cui due nella lingua africana swahili e uno in portoghese tradotto e cantato in origine dai bambini assistiti dal Progetto Agata Smeralda a Salvador. Il Coro &#8220;Marconi&#8221; ha portato il saluto di tutte le quindici classi &#8220;adottanti&#8221; della scuola primaria, che vivono ormai, attraverso il Progetto, un rapporto stretto con tanti bambini di Salvador Bahia. Un canto &#232; stato offerto anche dal Coro della Scuola Secondaria di Primo Grado &#8220;G.Oliva&#8221;, le cui classi sono pure coinvolte da anni nel Progetto, sviluppando da tempo, come anche nella scuola primaria, percorsi di educazione alla mondialit&#224;, allo sviluppo, all'intercultura. Temi che portano spesso i ragazzi a riflettere e operare nella costante attenzione verso gli altri popoli della terra.</p>
<p>Non poteva mancare il tanto atteso intervento di Mauro Barsi, che ha fatto riferimento al Premio consegnato a Firenze ed ha informato sulle ultime iniziative dell'Associazione, come quella in favore dei bambini terremotati (e spesso orfani) di Haiti. Mauro ha ringraziato e si &#232; complimentato con i cittadini di Locorotondo per l'impegno costante dimostrato in questi 13 anni, in cui in modi diversi &#232; stata posta una grande attenzione alla povert&#224; nel mondo.</p>
<p>L'Avvocato Lattanzio, all'inizio e alla fine della serata, ha parlato dell'adesione dell'UTELS al Progetto, mostrando la scheda di adesione e spiegando concretamente come si inizia un'adozione a distanza.</p>
<p>L'Auditorium, che ha 250 posti a sedere, era strapieno, e diverse persone erano in piedi. Si &#232; sentita l'eco della festa di Firenze e una grande voglia di andare avanti nell'impegno.<br />
Il giorno successivo Mauro ha visitato la Scuola Secondaria &#8220;G.Oliva&#8221;, incontrando tutti i rappresentanti delle classi, riuniti nel Consiglio Comunale dei Ragazzi e nella OPS (Organismo di partecipazione studentesca), i quali gli hanno posto tante domande. E' stata un'occasione per chiarire importanti punti-chiave intorno ai quali si organizza l'attivit&#224; di &#8220;Agata Smeralda&#8221;. I ragazzi hanno mostrato molta conoscenza e voglia di approfondire.</p>
<p>Poi Mauro ha incontrato molti dei bambini della Scuola Primaria. E' entrato in ogni classe per un breve saluto ed ha ribadito che quello che riceviamo dai poveri &#232; sempre molto di pi&#249; di quello che pensiamo di riuscire a dare, in termini soprattutto di apertura della mente e del cuore a realt&#224; stimolanti, che ci fanno uscire dal nostro guscio di preoccupazioni quotidiane. Ovunque i&#160; bambini e i ragazzi hanno mostrato di gradire molto la visita di Mauro, poich&#233; tutto &#232; sembrato ai loro occhi pi&#249; concreto.</p>
<p>Il Sabato pomeriggio il Presidente di &#8220;Agata Smeralda&#8221; ha visitato alcuni gruppi della catechesi parrocchiale di Azione Cattolica presso il Centro della Parrocchia S. Giorgio Martire.</p>
<p>La mattina di Domenica 11 Aprile Mauro ha infine fatto dei brevi interventi durante le Celebrazioni Eucaristiche della Parrocchia, invitato dal Parroco Don Franco Pellegrino, il quale lo ha salutato come &#8220;padre di tanti bambini&#8221; in tutto il mondo e lo ha ringraziato per questo legame molto bello con Locorotondo, che arricchisce la vita di tanti concittadini.</p>
<p>Questa seconda visita di Mauro Barsi a Locorotondo non ha mancato di portare gi&#224; i suoi frutti, se &#232; vero che altre nuove adozioni sono partite in queste ultime settimane.</p>
<p>Ringrazio personalmente Mauro per lo sforzo che ha voluto fare nello scendere col treno cos&#236; a Sud, con i disagi di un viaggio &#8220;che non &#232; uno scherzo&#8221;. Sono convinto che tante altre occasioni non mancheranno per rinsaldare sempre pi&#249; questo legame forte che ci fa sentire davvero una grande famiglia. Una famiglia che cresce sempre pi&#249;, capace di accogliere nuove persone con&#160; spirito di vera amicizia, sentendosi sempre pi&#249; in quella Chiesa unita che Cristo ha voluto a servizio dei pi&#249; poveri.</p>
<p style="text-align: left;">Grazie, pap&#224; Mauro!!!&#160; Che il Signore te ne renda merito!!!</p>
<p style="text-align: right;">Prof. Francesco Palmisano<br />
Locorotondo&#160; (Bari)</p>
<p style="text-align:right"><a href="http://www.agatasmeralda.org/it/news/in-visita-agli-amici-di-locorotondo_1_161_0.html">Leggi tutto l'articolo...</a></p>]]></description>
         </item>
   <item>
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            <author>info@agatasmeralda.org (<![CDATA[Progetto Agata Smeralda]]>)</author>
            <pubDate>Thu, 01 Jul 2010 16:25:00 +0200</pubDate>
            <category><![CDATA[notizie]]></category>
            <title><![CDATA[Vi scriviamo dalle favelas della Bahia]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Ogni tanto dobbiamo saper dire anche grazie e farvi partecipi direttamente del nostro lavoro che portiamo avanti anche nel vostro nome. Il silenzio non &#232; una dimenticanza. Sappiamo bene che ci siete e quanto sia importante per noi la vostra presenza; conosciamo anche il vostro amore per questi bambini. Purtroppo le nostre giornate sono molto intense e mancano le braccia per fare fronte a tante necessit&#224;. Ci limiteremo, con questa lettera, alle informazioni essenziali, poich&#233; la nostra vita &#232; una grande e bella avventura e per raccontarla tutta non basterebbe scrivere un libro. </p>
<p>S&#236;, &#232; una bella e grande avventura che ogni giorno ci porta in mezzo ad un mare di difficolt&#224;, ma anche a tanti doni che gratuitamente ci provengono da questa nostra gente, dai nostri bambini, spesso privi di tutto, ma non certo di una grande capacit&#224; di amare.</p>
<p>La prima cosa che sentiamo di dovervi dire &#232; grazie, perch&#233; il vostro impegno generoso e fedele, quasi sempre nascosto e prezioso, &#232; spesso l'unico aiuto che puntualmente ci giunge ogni mese e che concretamente ci consente di fare nascere la speranza in mezzo a persone costrette a vivere una situazione di abbandono e di grande povert&#224;. Nelle nostre &#8220;favelas&#8221; questa speranza rinasce ogni giorno quando, grazie al sostegno a distanza, possiamo dare loro un sano cibo, l'istruzione, l'educazione e le cure necessarie con amore e dedizione.</p>
<p>Sono tante le storie che vorremmo raccontarvi. Ogni giorno accadono miracoli e accadono tragedie. Sono storie di riscatto della propria dignit&#224; umana, di cambiamento positivo nelle relazioni familiari, storie di incontro con un cammino di vita nuova, sono storie di possibilit&#224; di studio e di lavoro, di opportunit&#224; di sfuggire alla violenza e all'influenza delle droghe, cos&#236; come alla prostituzione. E ci sono anche tante storie tragiche. Proprio nei giorni scorsi il giornale della citt&#224;, &#8220;A Tarde&#8221;, ha pubblicato i dati degli ultimi quattro mesi, dove si rileva che a Salvador sono state uccise duecentonovantatre persone soltanto nei weekend. Duecentonovantatre omicidi solo il sabato e la domenica! Una vera e propria guerra. E di recente abbiamo accolto una bambina di nove anni, che aveva visto uccidere la madre a coltellate, davanti ai propri occhi.</p>
<p>Sappiamo bene che anche in Italia sono tempi difficili e non poche volte quello che fate costa qualche sacrificio in pi&#249;. Noi missionari vi dobbiamo dire con estrema franchezza che le vostre donazioni sono un gesto importantissimo per noi e per questi bambini e non solo perch&#233; cambiano la vita e restituiscono loro la giusta dignit&#224;, ma anche perch&#233; soltanto cos&#236; possono sperare in un futuro, loro che sono il futuro dell'umanit&#224;.</p>
<p>Vi esortiamo a leggere il segno permanente della presenza operativa della Provvidenza di Dio sulla terra nel fatto che un gesto oneroso come il vostro, e tuttavia possibile per chi crede nell'esortazione evangelica alla carit&#224;, diventa in un'altra latitudine del mondo l'ennesimo ed ineguagliato miracolo della moltiplicazione dei pani.</p>
<p style="text-align:right"><a href="http://www.agatasmeralda.org/it/news/vi-scriviamo-dalle-favelas-della-bahia_1_160_0.html">Leggi tutto l'articolo...</a></p>]]></description>
         </item>
   <item>
            <guid isPermaLink="true">http://www.agatasmeralda.org/news/laboratorio-teatrale_1_170_0.html</guid>
            <author>info@agatasmeralda.org (<![CDATA[Progetto Agata Smeralda]]>)</author>
            <pubDate>Wed, 30 Jun 2010 12:40:00 +0200</pubDate>
            <category><![CDATA[notizie]]></category>
            <title><![CDATA[Laboratorio teatrale]]></title>
            <description><![CDATA[<p>&#160;Nell'ambito del bellissimo rapporto che prosegue tra la Scuola Media &#8220;Rosai-Calamandrei&#8221; di Firenze e il Progetto Agata Smeralda, &#232; nato lo spettacolo &#8220;Esclusi e invisibili&#8221;. L'iniziativa ha ottenuto un grande successo, grazie soprattutto all'impegno e alla preziosa collaborazione tra le insegnanti della scuola, in particolare alla dedizione delle Professoresse Enza Lombardi e Laura Fornaciai. Ma anche al grande entusiasmo con cui i ragazzi hanno partecipato all'evento. Inoltre &#232; importante evidenziare che la Preside, con vera convinzione, ha dato la sua disponibilit&#224; ad appoggiare, in un prossimo futuro, altre importanti iniziative culturali incentrate sulla dignit&#224; della persona umana. Tematica che tanto sta a cuore anche alla Professoressa Augusta Rossi, da tempo preziosa collaboratrice di questa Associazione umanitaria.</p>
<h2>Il nostro laboratorio teatrale</h2>
<p><strong>La classe 3&#170; F della Scuola Media &#8220;Rosai-Calamandrei&#8221; di Firenze ha presentato lo spettacolo &#8220;Esclusi e invisibili&#8221;</strong></p>
<p>Il nostro lavoro si &#232; rivolto a tutti quei bambini del mondo che non hanno diritti e che vivono in estrema povert&#224;. Vengono sfruttati nelle guerre e nel lavoro, nonostante esista da cinquant'anni la Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza e che in molti stati non viene rispettata.<br />
La preparazione di questo spettacolo &#232; iniziata con una riflessione sugli articoli della Convenzione, con la visione di immagini dell'Unicef e con una prima stesura del copione.</p>
<p><strong>Dietro le quinte...</strong><br />
Tra risate ed &#8220;impappinamenti&#8221; le prove si sono rivelate un vero disastro. Dietro le quinte nessuno stava attento e molti di noi non ricordavano la propria parte, provocando strafalcioni divertenti per noi ragazzi ma disperazione per le prof, mettendo a dura prova la loro pazienza. Essenziale &#232; stato l'aiuto di Aurelia Galimberti, una giovane esperta di teatro che ci ha insegnato le basi per rappresentare &#8220;decentemente&#8221; una scenetta.</p>
<p><strong>Tutti in scena!</strong><br />
Arrivato il tanto temuto giorno noi ragazzi dicevamo che non ci saremmo mai presentati in scena anche a costo di prendere una nota di classe. Questo timore era anche derivato dal fatto che nel pubblico sarebbero stati presenti la Preside prof.ssa Manuela Tarabusi e il prof. Mauro Barsi presidente del Progetto Agata Smeralda, un'organizzazione che cerca di rendere migliore la vita dei bambini del terzo e quarto mondo.<br />
Per&#242;, dopo uno &#8220;sbollimento&#8221; generale ci siamo decisi. Durante lo spettacolo tutto &#232; filato liscio.<br />
Concluso lo spettacolo noi tutti eravamo fieri del nostro operato. All'inizio non ci siamo resi conto del tema che trattavamo ma in seguito<strong> abbiamo capito che il problema non &#232; quello di avere un nuovo gioco ma quello che nel mondo ci sono ragazzi che invece di giocare lavorano, combattono e muoiono.</strong><br />
Continuiamo a pensarci perch&#233; il mondo pu&#242; cambiare se ciascuno di noi ci prova e lo vuole. <strong>Proviamoci.</strong></p>
<p style="text-align: right; ">I ragazzi e le ragazze della 3&#170; F</p>
<p style="text-align:right"><a href="http://www.agatasmeralda.org/it/news/laboratorio-teatrale_1_170_0.html">Leggi tutto l'articolo...</a></p>]]></description>
         </item>
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