Una lettera di Padre Ferdinando Caprini

"Chiedo Aiuto, per i nostri bambini"
Carissimi confratelli, carissimi amici,
pur vivendo ormai da molto tempo a Salvador Bahia, al servizio di questa Chiesa locale, mi sento un po’ fiorentino per aver trascorso alcuni dei miei anni di studio nella città di Firenze. Appartengo al gruppo dei giovani comboniani che frequentavano lo Studio Teologico presso il Seminario arcivescovile negli anni 1972-’74. E’ stato davvero un periodo indimenticabile, come pure indimenticabili sono i tanti professori di allora.
Erano gli anni della Firenze di Giorgio La Pira, di Don Bensi, di Don Milani, di Padre Turoldo, di Padre Balducci, di Fioretta Mazzei e di Pino Arpioni. Una città viva, che sapeva parlare al mondo in tutte le lingue e diffondere una cultura di pace. Una Chiesa altrettanto viva, sempre alla ricerca del modo migliore per annunciare il Vangelo di Gesù, dove non mancavano accese discussioni ma, credo, sempre animate dal desiderio di portare la Parola in mezzo alla gente e di raggiungere anche i “lontani”.
Sono passati trentacinque anni da allora, ma posso assicurarvi che Firenze mi è rimasta nel cuore, e mi sento oggi legato a questa terra quasi da un cordone ombelicale. E non solo per i tanti ricordi, per i non pochi amici che in essa conto, ma anche perché in maniera quasi provvidenziale ormai da lungo tempo faccio parte della grande famiglia di Agata Smeralda, l’associazione fiorentina fondata dal Card. Lucas Moreira Neves, molto conosciuta e stimata nella terra toscana e non solo.
Ho deciso di scrivervi perché sento un’esigenza forte: quella di essere testimone del fatto che noi missionari possiamo essere efficaci in mezzo a queste favelas poverissime, a questa gente che ha ancora bisogni primari e che vive ancora troppo spesso in condizioni di miseria e di grave degrado, anche grazie all’aiuto concreto, al sostegno che puntualmente ci arriva da Firenze, proprio dal Progetto Agata Smeralda.
Vi scrivo dunque per chiedere aiuto: purtroppo, a causa della situazione economica non facile che l’Italia sta attraversando, non sono poche le persone che si vedono costrette, anche se con profondo rammarico, a rinunciare all’adozione a distanza che avevano avviato.
Per noi missionari questo “abbandono” sta diventando un problema serio. Perché vorrei aveste chiaro che attraverso questo sostegno si può davvero cambiare la vita a tanti bambini. Consente al missionario di avvicinare le famiglie, quando ci sono. E ci dà un aiuto determinante a promuovere progetti di evangelizzazione e di promozione umana. Con le quote che Agata Smeralda invia in Brasile nascono e crescono tanti fiori nel deserto: si garantisce ai bambini un futuro degno di essere vissuto, li strappiamo dai marciapiedi e dalle discariche, dalla minaccia della droga e della criminalità, li facciamo studiare, giocare, sorridere. Una cosa bellissima, straordinaria, della quale non possiamo cessare di ringraziare Dio e tutti coloro che generosamente danno una mano – i quali, peraltro, ricevono a loro volta, il centuplo imparando a far posto nel loro cuore alla cura e all’amore verso i più poveri tra i poveri e a riflettere profondamente e criticamente sulla società troppo spesso vuota ed effimera nella quale viviamo -.
Per questo invito a perseverare, a non abbandonare l’impegno, ma vi prego anche di far sì che vi siano nuove adozioni. Chi può, dia una risposta positiva. In una parrocchia, in un gruppo, tra le famiglie, magari mettendo insieme pochi euro ciascuno, si riesce ad aiutare un bambino. Posso assicurarvi poi di un fatto importante. Oggi sono tante le associazioni e le iniziative che raccolgono fondi e propongono adozioni a distanza. Ebbene, “Agata Smeralda” è una realtà seria, assolutamente credibile: i suoi operatori, lo spirito che li muove, le verifiche periodiche, un’attenta organizzazione, fanno sì che non vi siano sprechi, e che tutto quello che viene raccolto porti frutto per quello a cui è stato destinato. Qualche tempo fa, qui a Salvador, abbiamo letto le parole che l’Arcivescovo di Firenze ha rivolto al Progetto Agata Smeralda, in occasione del suo quindicesimo anniversario: il Cardinale Ennio Antonelli ha ragione a parlare di un impegno “così benefico e perfino sorprendente” e dà a tutti un incoraggiamento grande quando scrive che “ciò che il Progetto Agata Smeralda fa, nelle grandi favelas di Salvador Bahia l’ho potuto constatare anche con i miei occhi in occasione del viaggio in Brasile, proprio all’indomani della mia nomina ad Arcivescovo di Firenze: un’azione capillare e feconda, svolta in stretta unione con la Chiesa fiorentina e con quella di Salvador, insieme a tanti missionari sostenuti da migliaia di generose persone che, come il Buon Samaritano, nel silenzio e nel nascondimento, offrono le loro adozioni”.
Spero che questo incoraggiamento possa tradursi in un sostegno, prima di tutto con la preghiera, e in un’amicizia sempre più grande, verso l’azione svolta da Agata Smeralda. Per questo vi ringrazio di cuore.
Tra pochi mesi sarà ancora una volta Natale. Un gesto concreto di condivisione lo renderà più vero.
Un forte abbraccio a Voi tutti dalla Bahia,
Padre Ferdinando Caprini
Salvador Bahia - Brasile
