Una nuova iniziativa per curare i bambini in Costa d'Avorio

Contro il Burulì, una malattia terribile.
Suor Maria Donata Tarabocchia, Suora Ancella di Gesù Bambino di Venezia, opera da 15 anni come missionaria in Costa d’Avorio, precisamente a San Pedrò, città affacciata sul Golfo di Guinea, sulla costa sud occidentale, secondo porto del paese e terza città per popolazione, con circa 16 milioni di abitanti.
Da qualche anno anche il Progetto Agata Smeralda sta dando una mano, con le adozioni a distanza, alle loro attività, in una città, che vede una delle più grandi baraccopoli dell’Africa sub sahariana, con gli abitanti che appartengono ad una settantina di etnie: Baulé, Beté, Akan, Kru, Senoufou, Malinké sono le principali.
Ora la suora ha chiesto un nuovo aiuto al Progetto Agata Smeralda. “Essendo infermiera in un paese colpito da molte malattie, mi occupo della salute ed in particolare curo gli ammalati affetti dall’ulcera del Burulì, un incrocio fra lebbra e tubercolosi, malattia tropicale causata dal “microbacterium ulcerosi”. Vengono colpiti soprattutto i bambini malnutriti e più fragili. All’inizio della malattia il batterio penetra attraverso la pelle, formando un bubbone che si estende sempre più e che gonfia la zona colpita. Dopo qualche giorno la pelle si rompe formando una piaga che diventa subito purulenta e maleodorante. Non è facile stare accanto alle persone colpite. Questa malattia –continua Suor Maria Donata- è terribile nelle sue conseguenze: toglie proteine, vitamine, ferro, porta all’anemia e spesso penetra nelle ossa. I bambini colpiti, per riprendersi, devono avere una sana e completa alimentazione, vivere in un ambiente pulito e curare molto l’igiene personale, cosa molto difficile per chi abita nella bidonville o nei villaggi della foresta. Da tempo curo i bambini affetti da questa malattia, assieme a tutti gli altri ammalati, nel piccolo ambulatorio dove esercito la professione di infermiera”.
Ora contro questa terribile ulcera si vorrebbe fare di più. “Finora avevamo avuto soltanto infermerie. E per questo, per aiutare i nostri bambini, stiamo costruendo il Centro Madre Elena dove ci occuperemo di questi piccoli. Oltre a curare le piaghe che spesso, una volta rimarginate, lasciano gli arti atrofizzati, pensiamo di offrire ospitalità per il periodo in cui cercheremo di fare una riabilitazione ed una educazione all’igiene e all’alimentazione della mamma e del bambino. Periodo di riabilitazione che talvolta è anche molto lungo, fino a due anni. Anche perché non è possibile far tornare subito i bambini nella foresta, dove mancano quelle necessarie condizioni d’igiene e di alimentazione.
Dormitori e refettorio servono proprio per questo scopo. Una parte della costruzione è già in via di completamento, mancano ora l’arredamento per l’infermeria, i dormitori, la sala di rieducazione motoria ed il refettorio. Continuiamo ad avere una grande fiducia nella provvidenza, sicure che la vita e la salute dei nostri bambini è preziosa anche per il Signore”.
Tra l’altro, aggiunge la suora preoccupata, “i casi stanno diventando sempre più numerosi. Anche a causa della guerriglia, che causa malnutrizione, e i più colpiti sono infatti i bambini più poveri. E’ una malattia non soltanto molto grave e debilitante, ma talvolta letale, perché neppure l’operazione riesce a salvare il bambino”.
E’ per questo che a San Pedro stanno rimboccandosi le maniche: “Inizieremo con una ventina di posti letto, che serviranno ad ospitare mamma e bambino. Il Progetto Agata Smeralda contribuirà per la dotazione della sala di riabilitazione. E il nuovo centro si affiancherà alle altre strutture che già operano nei vari villaggi per l’educazione e la formazione dei bambini e delle giovani donne”.
