Dall'India: Un ospedale, una storia di amore e di accoglienza

Dicembre 2006 - Sono andata la prima volta in India, nello Stato del Kerala, a marzo del 2004 e, per caso o per destino, sono capitata in una Missione delle Suore Francescane di Ognissanti nell'ospedale di una piccola località interna a circa tre ore da Kottayam. Come già ho raccontato al ritorno da quel viaggio, ho incontrato in quella Missione Suor Elisabetta, che, in una grande stanza dell'ospedale, aveva raccolto una ventina di bambini, alcuni di pochi mesi, altri di pochi anni e qualche mamma in attesa o con i piccoli di pochi giorni. C'erano cinque grandi culle di vimini e molte stuoie. La vita si svolgeva in questa stanza e nel corridoio di questa piccola ala dell'ospedale, oppure sul tetto di cemento, dove la sera, quando la temperatura si abbassava, si potevano portare i bambini a guardare le piantagioni di ananas e gli alberi esotici.
Una natura stupenda e tante storie: di abbandono, di violenza, di povertà, ma anche di amore. Ma per questi piccolini e per il loro futuro si parlava già di costruire una nuova Casa: l'Assisi Baby Sadan, in mezzo a un bosco di caucciù, non molto lontano da lì. Con l'aiuto di tanti la Casa in mezzo al bosco è diventata una realtà e oggi offre accoglienza e aiuto a tanti bimbi e tante famiglie in estrema difficoltà. Spesso permette a molte mamme sole e disperate di non abbandonare i propri piccoli che nascono al centro dove vengono cresciuti, curati ed educati, mentre a loro viene trovato qualche lavoro. Così è stato per Pushpa, la mamma di Seena che lavora al Centro e così per Anila, la mamma di Angelie, con la quale abbiamo diviso preoccupazioni e speranze quando era ancora in attesa e guardavamo i bambini giocare sul tetto dell'ospedale. Quante storie e quanti bimbi: ormai sono più di sessanta, piccolissimi o nell'età delle nostre elementari.
Sono stata a trovare i bambini nella nuova Casa altre due volte da allora e anche adesso sto aspettando di tornare: a gennaio sarò nuovamente lì e sono impaziente di rivedere tutti quelli che conosco e che ho cullato, cambiato e abbracciato e quelli con i quali ho corso e giocato. I gemelli Arun e Kiren sono cresciuti, hanno imparato a parlare e al telefono mi hanno cantato in un italiano-indiano il girotondo del "tutti giù per terra" che abbiamo fatto tante volte insieme.
Alcuni non ci sono più: Malu, Rani, Alphonse e Reginella, che erano stati abbandonati appena nati, sono stati adottati da alcune brave famiglie indiane.
Sono tutti bambini meravigliosi, con sorrisi speciali e occhi luminosissimi e gioiosi quando dedichi loro un po' di tempo per farli giocare.
Agata Smeralda ha incontrato questi bambini e questo Centro circa un anno prima di me quando ancora tutto si svolgeva nella grande stanza dell'ospedale. Il suo aiuto costante e il suo sostegno, attraverso le adozioni a distanza, ha sicuramente permesso di sviluppare il progetto della grande Casa che è diventata adesso, non solo, ma permette ora, a tanti bambini, di non essere più abbandonati, perché c'è un posto, bello, in cui, grazie all'aiuto di tanti "genitori del cuore", possono crescere ed essere aiutati con amore e i loro genitori "veri" possono continuare a vederli e a sperare per il loro futuro.
Penso che sia meraviglioso sentirsi partecipi di questi piccoli - grandi progetti.
Nella Pratesi - Firenze
