Diogo, il primo bambino adottato da Agata Smeralda

Diogo, il primo bambino adottato da Agata Smeralda

La testimonianza di Maria Iafullo è importante: perché Maria davvero è alle origini del Progetto Agata Smeralda, una delle sue radici più profonde. Napoletana di origine, missionaria laica dell’istituto secolare “Volontari della Carità” che ha la sua sede a San Donà del Piave, è però tutta brasiliana, visto che vi ha vissuto ed operato per oltre 39 anni oltreoceano.

“Risposi a un appello dei vescovi –ricorda Maria-, diffuso durante i tempi del Concilio Vaticano II: i vescovi chiedevano missionari per l’America Latina”.

Lei partì, per rispondere a una vocazione che sentiva dentro, e come spesso accade a chi si mette a servizio, fu la Provvidenza a guidarne i passi. Era destinata ad operare all’interno di una struttura formativa, di avviamento al volontariato, per gruppi di ragazze. E invece le fu chiesto di lavorare all’interno del lebbrosario di Aguas Claras. “Ci sono rimasta trent’anni –dice- abitando all’interno del lebbrosario”.

E fu proprio lì che nel 1991 le fecero visita Carlo e Maria Casini, in occasione di un viaggio in Brasile. Casini, su indicazione di don Renzo Rossi, visitò il lebbrosario, incontrando Maria Iafullo: “Mi chiese del mio lavoro, dei problemi del lebbrosario, e ricordo che in quell’epoca avevo con me tre ragazze che non erano lebbrose ma erano affette da distrofia muscolare. Lui si interessò per trovar loro un inserimento adeguato, fuori dal lebbrosario. Io disponevo di una casa, e lui mi aiutò per farne l’abitazione adatta a loro, senza barriere architettoniche. In seguito, una volta che ero in Italia, Casini lo seppe, e mi fece invitare dal prof. Barsi, che stava avviando il Progetto Agata Smeralda. Ricordo che l’occasione pubblica fu un bel concerto a San Miniato al Monte, un concerto di Franco Battiato. Fu così che nacque il rapporto con il Progetto”.

Così il primo bambino ad essere adottato dal Progetto Agata Smeralda fu uno dei bambini seguiti da Maria. “Già aiutavo un gruppetto di figli di lebbrosi. E un bambino nato in quell’anno, il suo nome è Diogo, fu il primo bambino adottato a distanza da Agata Smeralda. Poi ne vennero altri, nel quartiere dove operavo: ad Aguas Clara c’era infatti un orfanotrofio nel quale venivano ricoverati i figli dei lebbrosi. Un orfanotrofio che in quel momento aveva delle difficoltà economiche, e allora fu richiesta la collaborazione con il Progetto Agata Smeralda. Venne suor Romana, venne il card. Neves e ci demmo delle linee di azione per organizzare e assistere in modo adeguato le famiglie. Inserimmo un primo gruppo, una trentina di bambini, nel programma delle adozioni a distanza, poi se ne aggiunsero altri venti che erano nelle famiglie povere del quartiere”.

Gli anni sono passati, qualcosa è migliorato, i problemi continuano a non mancare: “Ora –dice Iafullo- il quartiere, che era nato intorno al lebbrosario, è molto cambiato, anche grazie all’impegno e alle iniziative promosse e sostenute da Agata Smeralda.. Lo stesso orfanotrofio, sorto per i figli dei lebbrosi, adesso è stato tutto sistemato, con nuovi arredi e nuovi servizi, accoglie bambini di strada, bambini di famiglie povere. Oggi nell’orfanotrofio vivono 53 bambini, da un anno e mezzo fino ai 18 anni.”.

E Diogo, il primo bambino adottato a distanza dal Progetto? “Diogo adesso vive in un appartamentino realizzato accanto alla casa-famiglia destinata alle ragazze madri, insieme alla mamma e alla sorellina di tre anni, anch’essa adottata a distanza”.

Perché dall’azione, nascosta e tenace, di questa ormai anziana missionaria laica, è sorta, da tempo, un’altra iniziativa di servizio: Maria Iafullo gestisce infatti anche una casa-famiglia destinata alle ragazze-madri adolescenti, ed è questa  forse l’attività che in questo momento le sta più a cuore.

“La casa-famiglia –spiega- accoglie ragazze madri giovanissime, dai 14 ai 20 anni, ma ne abbiamo avute anche di 13. Il numero che possiamo ospitare è ridotto, non possiamo tenerne tante, fino a tre. Le ospitiamo per un anno, finché i bambini ricevono l’allattamento materno, nel frattempo teniamo i contatti con le loro famiglie d’origine e cerchiamo di convincerle a riprenderle in casa, cerchiamo di trovar loro un lavoro”.

È un'azione di aiuto preziosa, perché spesso è capace di salvare vite umane: “Spesso le famiglie vorrebbero che la figlia abortisse, anche per l’età molto giovane, e spesso le cacciano di casa se si rifiutano. Noi le accogliamo nella nostra struttura, prendendosi cura di loro e del loro bambino. In questo modo abbiamo evitato, in questi anni, alcune decine di aborti. Sono ragazze di famiglie povere, c’è molta disgregazione familiare, spesso in quelle case si patisce la fame, manca il lavoro. Una situazione davvero difficile”.

E qui entra in gioco il Progetto: “Agata Smeralda ci aiuta a dare gli alimenti, l’assistenza medica per i bambini di queste ragazze. Ed offre a tutti una concreta prospettiva di crescita”. Maria lo vede con i propri occhi: tanti bambini adottati sono ormai ragazzi, hanno compiuto 18 anni, “ed usciti dal Progetto, si sono bene inseriti nella realtà lavorativa: chi fa il meccanico, qualcuno è elettricista, uno ha fatto un corso da idraulico, alcuni lavorano in proprio, altri in ditte. Di giorno lavorano e di notte studiano. Conosciamo la loro attività perché anche se non vengono più sostenuti economicamente dal Progetto, continuiamo a seguirli e a stare in contatto con loro”.

Segni positivi in una situazione sempre molto difficili: Iafullo pensa alle tre sorelline, dai 2 ai 5 anni, ultime arrivate all’orfanotrofio: “La loro mamma è morta: sola e senza lavoro si era provocata un aborto con una pozione, che le ha provocato una gravissima emorragia, ed è morta dissanguata. Davvero le preoccupazioni non mancano mai, giorno dopo giorno. In particolare la condizione della donna è molto difficile: vengono spesso abbandonate e restano sole con i loro figli, spesso senza un lavoro. Noi cerchiamo di star loro vicine, in tutti i modi, economicamente e con una vicinanza umana. E non ci arrendiamo mai: perché abbiamo la speranza, la Provvidenza che opera anche attraverso Agata Smeralda. Che ci aiuta a sostenere tante creature e le loro madri, e a dar loro un futuro più sereno”.