Esperienza di viaggio: la ricchezza della povertā
Ottobre 2006 - Sono arrivato a Salvador, in Brasile, conoscendo poco la lingua, con nessuna esperienza di viaggio in paesi sudamericani, e non sapendo cosa avrei trovato nel nuovo continente.
Avevo programmato poco o nulla riguardo a cosa vedere in Brasile, l’unica cosa certa che desideravo era vedere la vera realtà della vita del popolo brasiliano, e non il Brasile turistico da cartolina.
Su consiglio di un mio amico, mi sono avvicinato al progetto “Agata Smeralda” con questa idea.
Così ho conosciuto Mauro Barsi, presidente del progetto, che mi ha dato l’opportunità di fare questa esperienza, mettendomi in contatto con uno dei numerosi istituti in Brasile con cui collabora Agata Smeralda.
Arrivato a Salvador sono stato accolto a braccia aperte da Azor, il responsabile della casa-famiglia dove ho vissuto per circa un mese e mezzo.
In questo edificio vivono 18 ragazzi dai 10 a 21 anni, ciascuno con storie di vita terribilmente lontane della nostra realtà occidentale. Alcuni di essi sono orfani, altri hanno genitori violenti e inaffidabili, altri ancora hanno così tanti fratelli, per cui i genitori (che in molti casi continuano a fare figli) non possono provvedere a mantenerli. Tuttavia hanno tutti una cosa in comune: il sorriso e la gioia di vivere.
I primi giorni mi facevano ripetizioni di portoghese, ma principalmente comunicavo con loro attraverso una lingua internazionale: il calcio (in questa casa c’è anche un piccolo campetto per giocare a pallone) ... e posso assicurarvi che se da noi il calcio è prosa, qua è davvero poesia (non sono parole mie ma le sottoscrivo a pieno).
Mi resta ancora difficile credere alle terribili situazioni di vita da cui questi ragazzi sono passati, perché, vedendoli stare insieme, la sensazione che viene fuori è di felicità e allegria per una vita che sorride ogni giorno.
Dopo poco tempo mi sono sentito come a casa, in una grande famiglia di cui, in realtà, non faccio parte.
Il concetto molto occidentale di possedere, di avere per potere viver bene, in questa parte del mondo è un’idea molto lontana.
Ero partito con una certa volontà di poter aiutare persone che avevano bisogno, in realtà sono stati loro ad insegnarmi molte cose.
In qualche modo mi hanno aiutato ad aprire gli occhi su principi e priorità che spesso solo predicavo, mentre la mia vita in Italia ne era ben distante. Spero una volta tornato all’ovile, di riuscire a mantener vivo quello che questi amici, senza volerlo, mi hanno insegnato.
Tuttavia questi ragazzi possono ritenersi una minoranza fortunata, rispetto a tanti altri loro coetanei che continuano a stare per strada, vivendo di elemosina, di furti o di altri espedienti per sopravvivere.
Azor, il responsabile di questa istituzione per la cronaca, per me il capo-famiglia (nel senso più positivo del termine), mi ha fatto vedere molte realtà di povertà estrema, presenti in questa parte del mondo: famiglie intere che vivono di stenti per strada, bambini che vanno in giro cercando nelle immondizie qualcosa da mangiare, e molte altre situazioni di estrema miseria.
L’aiuto che viene dalla nostra generosità è sicuramente qualcosa di fondamentale, che può davvero salvare la vita di questi ragazzi.
Di istituzioni che aiutano i meninos de rua (bambini di strada) ne esistono molte, ma i soldi che passa il governo brasiliano per aiutare ciascun ragazzo sono davvero pochi (circa 36 reais, meno di 15 euro al mese). Senza un aiuto esterno sarebbe impossibile, per istituzioni come queste, riuscire a salvare i bambini dalla vita di strada.
Sono consapevole del fatto che le parole, senza un’esperienza diretta, risultano spesso vane e senza conseguenze; e capisco anche che non è facile trovare il tempo per poter vivere un’esperienza come questa. Ma, cercando di vedere le cose in maniera più distaccata, contando il tempo della nostra esistenza non in ore, giorni, settimane, ma come una sola vita su questa terra (o in questo corpo a seconda delle “preferenze”), un mese per conoscere e vivere questa realtà sarebbe, per chiunque di noi, un’esperienza di vita di un valore molto maggiore rispetto a tante parole, impegni o vacanze da cartolina.
La ricchezza di vita che nasce fra questi bambini così poveri, è un qualcosa che dalle nostre parti è difficile da incontrare, e da cui possiamo imparare tanto.
Mi reputo fortunato ad avere avuto la possibilità di fare questa esperienza di vita, e per questo voglio ringraziare di cuore Mauro e Azor, persone veramente ammirabili che, chi in un modo, chi in un altro, aiutano questi ragazzi a evitare uma vita infelice e piena di dolore. E spero, uma volta tornato in Italia (e dopo aver trovato un lavoro) di poter aiutare i miei hermaos du brasil.
Adesso sono in viaggio per il Brasile, vivendo da turista in quei posti da cartolina che molti altri viaggiatori possono conoscere. Sicuramente un viaggio bellissimo (i brasiliani sono persone davvero “solari”), ma quel mese e mezzo passato a Salvador è qualcosa che lascia il segno, nel senso più positivo del termine.
Sarei felice di poter aiutare (con il consenso e l’appoggio di Mauro) chiunque volesse vivere un’esperienza simile, spiegando di persona tutto quello che uno si troverebbe davanti. La mia email è questa: lorenzolupi@hotmail.com.
Tchau !
Lorenzo Lupi
