Esperienza: due giovani cineasti a Salvador

Ciao,
io sono Matteo e io sono Alberto, siamo due cineasti italiani. Siamo partiti dall'Italia per il Brasile all'inizio dell'estate (inverno in Brasile). Per sei mesi abbiamo soggiornato nella città di Salvador e abbiamo tenuto in un centro per giovani nella periferia della città un corso di audio-video con un gruppo di ragazzi dai diciotto ai ventidue anni che provengono da situazioni sociali difficili, ragazzi che non hanno alcun mezzo per esprimersi e impossibilità di uscire dalla loro marginalità.
A Salvador de Bahia abbiamo conosciuto Agata Esmeralda, il Prof. Mauro Barsi e il loro operato nelle comunità più a rischio.
Era la prima volta nella nostra vita in cui mettevamo a disposizione una nostra risorsa lavorativa e espressiva per un progetto di crescita e sviluppo sociale.
Cosa stavamo andando a fare? Esattamente non riuscivamo ad immaginarcelo ma l'interesse era alto.
Destinazione Rua direta da Mata Escura, a Salvador de Bahia; la Mata Escura è uno dei tanti quartieri alla periferia delle grandi città, formatosi da una invasione (occupazione illegale di terreni), gli occupanti sono cittadini, lavoratori, persone con redditi il più delle volte ai limiti della sopravvivenza che non hanno altre alternative, se non vivere in quattro pareti di fango con un tetto di lamiera.
Ogni quartiere di periferia è accompagnato da varie favelas in costruzione destinate a loro volta ad essere assorbite dalla grande città e a generare altre invasioni, altri quartieri e altre favelas; questa è stata l'impressione che ci ha fatto la metropoli brasiliana.
Fatta questa piccola ma dovuta premessa sulle condizioni in cui vivono i nostri amici, a cui noi portiamo tutto il nostro rispetto e la nostra solidarietà, l'esperienza in Brasile sia dal punto di vista lavorativo che sociale è stata sconvolgente, ricchissima di stimoli. Abbiamo incontrato persone di una semplicità ormai estinta nella vecchia e stanca Europa: artisti, musicisti, poeti, gente comune, una umanità piena di contraddizioni a volte molto cruda ma forte , radicata, vera, senza doppi sensi piena di amore e dignità.
Lì abbiamo iniziato a lavorare con i ragazzi e in poco tempo siamo stati capaci di coinvolgerli e insegnare loro l'ABC sul come organizzare un lavoro video da come si accende una telecamera (oggetto mai visto da loro), a scrivere un testo per un documentario, a montare le immagini con un computer, etc...
Durante la nostra permanenza siamo riusciti a produrre due documentari e un cortometraggio, lavori realizzati e progettati interamente dai ragazzi con la nostra supervisione. E’ stato sorprendente vedere con che passione e dedizione ha partecipato il gruppo nella realizzazione di questi lavori. Uno dei lavori parla dei problemi che esistono oggi nella favela, delle condizioni precarie di sanità in cui vivono, della mancanza di raccolta di rifiuti, di rete fognaria e delle malattie derivate da quest' ultimi.
"La vita in tutte le sue espressioni è a nostro avviso patrimonio dell'umanità, la nostra linfa e in quanto tale va preservata con amore e rispetto capendone tutte le sue sfumature che non sono altro che la vita stessa, la vita non esclude nessuno, dall'osservazione della natura, del comportamento degli animali, dalle diverse civiltà, dalle diverse persone si possono ricavare molti tesori che possono arricchire l'esperienza umana se visti come con gli occhi di un bambino nel momento in cui è intento a scoprire il mondo".
Adesso il nostro progetto è quello di continuare il lavoro che abbiamo iniziato, trasferendoci sul posto e creando un vero proprio punto di riferimento dove produrre documentari sui problemi sociali e dare una voce ai più emarginati, in maniera da fornire degli strumenti di indagine sociale, creare dei linguaggi nuovi che vogliono uscire dalla realtà delle favelas e per comunicare con il mondo per confrontarcisi, in un dialogo aperto di crescita e consapevolezza.
Le persone che abbiamo incontrato, i ragazzi del corso, "gli amici", fin da subito hanno capito che il nostro intento era sano e che le possibilità di questo laboratorio erano molto ampie.
La risposta è stata talmente carica di energie, talmente forte da farci scrivere un progetto per un laboratorio audio-video permanente nella favela di Mata Escura, un corso per i giovani che sia in grado di formarli, professionalizzarli e dargli delle possibilità lavorative nell' ambito sociale e culturale del loro paese.
Pensiamo che ci sia bisogno, in una realtà sociale come quella delle periferie brasiliane, di sensibilizzare un gruppo di ragazzi locali che si occupi attraverso l'uso dei mezzi audio-video, di documentare le realtà di quei luoghi, i centri che ci lavorano a stretto contatto per scopi umanitari, dare voce ai più poveri per permettere loro di manifestare un dissenso e di far conoscere a chi abita fuori dalle favelas, sia in Brasile che nel mondo, la situazione precaria in cui sono costretti a vivere.
Vogliamo creare un ponte tra la favela e la città e tra il Brasile e l'Italia, un ponte di informazioni e testimonianze.
Ringraziamo voi tutti che siete impegnati per sostenere chi nel mondo ha meno possibilità di altri che lavorate per ridare dignità e speranza in queste difficili realtà, spesso dimenticate, realtà dove i diritti fondamentali di un essere umano vengono troppo spesso calpestati e chi dovrebbe garantirli è troppo occupato a riempirsi le tasche di soldi.
Mandiamo un abbraccio grandissimo a tutte le persone che abbiamo incrociato nel nostro cammino e a tutte quelle che non abbiamo potuto conoscere.
Ciao
Matteo e Alberto
