«Il cuore si scioglie»
Da ormai cinque anni Unicoop Firenze è impegnata, in collaborazione con i centri missionari della Toscana e al mondo del volontariato, in una grande campagna di solidarietà per favorire l’adozione e l’affidamento a distanza dei bambini in molte realtà povere del Sud del mondo e per realizzare vari progetti che garantiscano istruzione, sanità e occupazione. L’iniziativa, «Il cuore si scioglie», è arrivata anche in Brasile dove opera l’associazione Agata Smeralda. In questo paese sono ormai 10.000 i bambini accolti dai missionari nei 155 centri di accoglienza dislocati nella Bahia.
Una delegazione formata da alcuni giornalisti, presidenti delle sezioni soci e guidata dal responsabile della comunicazione di Unicoop Firenze, Claudio Vanni, è andata qualche tempo fa in Brasile per rendersi conto di come gestiamo le adozioni a distanza e i progetti ad esse collegati.
«Sono rimasto decisamente impressionato dalla dimensione e dall’articolazione dell’attività della associazione a Salvador de Bahia – spiega Vanni –. Nei vari centri che Agata Smeralda gestisce, potendo contare sul lavoro infaticabile di missionari e di tante altre persone, si va dall’assistenza ai bambini piccoli, a quella agli adulti, da un intervento di prima necessità per gli abitanti delle favelas a strutture che offrono una prospettiva di lavoro e quindi un futuro a tanti ragazzi. Viaggiando per il mondo per visitare e documentare i progetti finanziati da “Il cuore si scioglie” posso affermare che tutto ciò che ho visto realizzato in Brasile va ben oltre il puro assistenzialismo. In effetti la realtà economica del Brasile permette, a differenza di quanto non avvenga in altre zone povere del mondo, di far uscire dalla marginalità le persone che si trovano in condizioni disagiate, di favorire il loro ingresso nella società civile. Il paese è ricco di risorse che potrebbero essere sufficienti per tutti e che sono però concentrate nelle mani di pochi. La cosa che più colpisce è proprio questa contraddizione estrema. In passato sono stato in Sudafrica, in India, in Angola realtà di estrema miseria, ma dove non esiste questo divario assoluto. Lì non si vedono agglomerati di baracche di trentamila abitanti senza acqua, fogne, luce accanto a palazzi e ville miliardarie. Una situazione per cui risulta quasi comprensibile il conflitto sociale e l’alto grado di violenza che si alimentano quotidianamente nelle favelas. Esperienze come quella che abbiamo vissuto in Brasile credo siano fondamentali per guardare il mondo con altri occhi, per capire che quella in cui viviamo, pur con tutte le sue difficoltà, è una realtà da privilegiati. La maggior parte della popolazione del pianeta cerca di sopravvivere con un centesimo di quello che noi possediamo e per cambiare le cose è necessario l’impegno di tutti. Di anno in anno, grazie alla generosità di tante persone, il numero delle adozioni a distanza realizzate da “Il cuore si scioglie” aumenta, ma l’associazione Agata Smeralda continua ad avere bisogno della solidarietà di tutti».
Le testimonianze dei partecipanti al viaggio
Quei giovani della favela che recitano Shakespeare...
Quando una persona pensa al Brasile generalmente pensa ai giocatori di calcio e alle spiagge di Rio de Janeiro. Questo è l’immaginario collettivo. Dato che questo paese non è solo questo ho detto voglio andare a vedere il Brasile delle grandi contraddizioni, delle grandi sofferenze, ma anche della grande solidarietà e abnegazione dei missionari. Vedere la faccia del Brasile che la gente non vuole vedere o non ha interesse a farlo. Mi immaginavo un po’ la realtà delle favelas, ma vederle dal vivo fa un altro effetto. Del viaggio mi hanno colpito in modo particolare due aspetti, l’opportunità di fare un’esperienza che da solo non avrei mai potuto fare, come visitare una favela, e l’abnegazione dei missionari che lavorano in questa realtà difficilissima. Un impegno quasi incredibile per le dimensioni del fenomeno sia numeriche che storiche. Queste persone, con un impegno assoluto, sono riuscite a dare a tanti ragazzi che vivono in una situazione disagiata, per usare un eufemismo, un’alternativa e una possibilità di riscatto. Fra i progetti realizzati da Agata Smeralda sono rimasto particolarmente impressionato dal centro «Dom Lucas Moreira Neves» costruito all’interno della favela di Alto do Perù, una delle più popolose di Salvador de Bahia. Qui si tocca con mano la volontà di dare a questi giovani un aiuto non solo materiale ma anche un sostegno spirituale, per educarli al bello, all’arte, al bene di sé. Un risultato pienamente raggiunto attraverso l’insegnamento del teatro, della danza, della letteratura. È stato emozionante vedere questi giovani recitare Shakespeare con passione, come se fossero allievi di un liceo bene di Firenze, abituati sin da piccoli a frequentare luoghi culturali, cinema e teatri. Questa esperienza, le cose che abbiamo visto saranno per noi uno stimolo maggiore per impegnarci a fare ancora di più e a testimoniare ciò che è stato fatto e quanto ancora c’è da fare per sostenere almeno economicamente i missionari impegnati sul campo.
Gianluca Paolucci
Tanto di cappello davanti a questi straordinari missionari, parola di "mangiaprete"...
In Brasile è impressionante l’enorme disparità fra gli strati sociali della popolazione. Nessun reportage in tv e nessuna foto può dare l’impressione che abbiamo avuto vedendo con i nostri occhi migliaia di baracche ai piedi dei grattacieli e ragazzini che raccolgono lattine e altri rifiuti nei quartieri più ricchi e turistici di Salvador de Bahia. Ma nessuna immagine può anche descrivere le strutture, le iniziative realizzate da Agata Smeralda in questa metropoli brasiliana. Fra queste non dimenticherò mai l’ospedale dedicato ai bambini celebrolesi. Una struttura efficiente con mezzi all’avanguardia, dove questi piccoli vengono curati, mentre alle loro mamme, nel frattempo, viene insegnato un mestiere. Ho trovato interessante questo tipo di iniziativa come mi è sembrata molto intelligente l’idea di sfruttare l’attività circense per recuperare i ragazzi più difficili. La gioia e l’impegno degli acrobati e dei pagliacci che abbiamo visto al Circo Picolino, finanziato da Agata Smeralda, penso siano la dimostrazione che l’intuizione era giusta e che ha dato ottimi risultati. Il successo di queste attività credo sia fondamentale per chi ogni giorno combatte per strappare i ragazzi dalla strada, dalla violenza e dalla prostituzione. Da laico, nei giorni trascorsi in Brasile a contatto con i missionari ho ripensato al ruolo della Chiesa. Da «mangiapreti», come si diceva una volta, mi tolgo tanto di cappello davanti a questi sacerdoti e a queste suore che fanno un’opera decisamente straordinaria.
Mario Sorvillo
Non credevo a miei occhi, e non dimenticherò mai questa esperienza
Da tempo sono impegnata nel progetto «Il cuore si scioglie» e volevo andare a vedere come vengono impiegati i soldi frutto della solidarietà di tante persone. Non avrei mai immaginato di trovare una situazione così terribile. Migliaia di bambini che vivono fra i rifiuti, in baracche fatte di nulla e con nulla dentro con un atteggiamento di accettazione o rassegnazione, come se fosse normale giocare accanto ad una fogna a cielo aperto. La povertà è una cosa, ma la miseria è un’altra. Nelle favela si raggiunge il degrado dell’essere umano. In questa situazione drammatica il lavoro delle suore e dei sacerdoti che dedicano tutta la loro vita a queste persone mi è sembrato un’oasi nel deserto. È indescrivibile ad esempio quello che fa suor Raffaella che nelle case famiglia ospita le bambine di strada per riscattarle, per ridare loro una dignità e il sorriso che non hanno più. Questo viaggio in Brasile mi ha fatto vedere il mondo da un’altra prospettiva: quella di chi non ha nulla. Anche prima di partire avevo una coscienza, ma da quando sono tornata mi rendo ancora più conto che molto di quello che possediamo è superfluo in confronto a chi vive di niente e che non si può ignorare il fatto che milioni di persone nel mondo vivano ancora in condizioni disumane. Non dimenticherò mai questa esperienza. Ci sono sensazioni che ti rimangono addosso per tutta la vita.
Marina Trambusti
Sapevo che Agata Smeralda era un'associazione seria, ma quello che ho visto supera tutte le attese
Come presidente di una delle sezioni soci della Coop sono partito per il Brasile con lo scopo di verificare l’andamento dei progetti, le adozioni a distanza realizzati con i soldi raccolti in questi anni. Sapevo già che Agata Smeralda era un’associazione seria, che aveva fatto molto per i più poveri di Salvador de Bahia, ma quello che ho visto è stato decisamente superiore alle aspettative. Ospedali, studi dentistici, scuole, centri sociali realizzati e gestiti con passione e abnegazione da suore e sacerdoti. Voglio sottolineare che i finanziamenti sono sicuramente importanti per realizzare tutte queste iniziative, ma tutto il denaro del mondo non sarebbe sufficiente senza l’impegno di crede profondamente in questa missione. La Chiesa cattolica, e lo dico da laico, credo sia rimasta una delle poche istituzioni che riesce a portare un aiuto concreto ai paesi più poveri del mondo. Non dimenticherò le storie difficili e i volti tristi di tanti ragazzi, uomini e donne incontrati a Salvador, ma il loro ricordo mi servirà da stimolo per continuare l’impegno per la solidarietà e per testimoniare quanto ho visto.
Paolo Brunetti
Un'esperienza che ti dà una marcia in più per darti da fare
In Brasile, a Salvador de Bahia ho trovato una situazione peggiore di quanto immaginassi. La condizione generale dell’infanzia e dell’adolescenza nelle favelas è terribile. Qui non esistono l’istituzione della famiglia e nessuna struttura sociale se non molto relative. I tantissimi bambini che abbiamo visto generalmente hanno solo la mamma o i nonni che si occupano di loro e la scuola non sanno neppure cosa sia. Per questo gli asili, gli istituti costruiti dai missionari nel più profondo delle favelas mi sono sembrate opere incredibili. Strutture dignitose, pulite, con giochi per i bambini e insegnanti sorridenti. Fra loro mi è rimasta particolarmente nel cuore Robertjana, la collaboratrice di padre Ferdinando Caprini, una ragazza che ha fatto l’università con lo scopo di acquisire una competenza educativa e psicologica utile per poter aiutare i bambini delle favelas. Significativo è anche a mio parere l’impegno di tanti ragazzi che hanno potuto studiare grazie ai missionari e che adesso lavorano al loro fianco per dare una possibilità a altri giovani. Questi viaggi danno una carica in più. Quando hai visto situazioni come queste ti ritrovi con una marcia in più per darti da fare, per far sapere, a tutti che da parte nostra basta un minimo di solidarietà per poter aiutare questi bambini. Chi, come i missionari, lavora in Brasile ha il merito di operare sul posto, ma noi dobbiamo essere il loro sostegno.
Marinella Volpi



