Albania, stare accanto per sradicare l'odio. La tragedia della "vendetta di sangue"
Non solo alimenti, istruzione, assistenza sanitaria cerca di offrire il Progetto Agata Smeralda, ma anche occasioni di crescita umana. Perché solo nel riconoscimento della dignità umana passa la strada del vero sviluppo di un popolo. E in Albania la strada per costruire il necessario senso di solidarietà e di giustizia non è certo breve.
Uno dei fenomeni più sconvolgenti che necessario, ma difficile estirpare, è la vendetta di sangue. Una pratica radicata soprattutto nei villaggi di montagna dell’Albania del Nord. L’ignoranza, l’assenza delle leggi e dei controlli della Stato portano a rapporti sociali e interfamiliare segnati da gravi tensioni, che sfociano spesso in tragedie.
Tutti sanno chi ha sparato, ma il delitto rimane impunito. In carcere? Basta una piccola mancia. Esiste una “legge” tradizionale” tra la gente che dice: Se ti uccidono un parente hai il diritto di prendere il sangue di una sola persona di quella famiglia”. Non puoi uccidere più di una persona, in albanese “vendetta di sangue”, letteralmente si dice jakmarre = prendere il sangue.
Oltre il diritto, l’albanese sente il dovere di difendere l’onore della propria famiglia (sono soprattutto giovani dai 17 ai 22 anni, sono loro che uccidono e che a loro volta vengono uccisi. I maschi. “Cattolici –nota triste suor Enza Corvino-, ma cattolici solo di nome, persone che per 50 anni non sono mai entrati in una Chiesa, e ai quali per 50 anni il regime comunista ha cancellato ogni riferimento religioso e ogni richiamo alla fraternità umana”.
Ecco allora, nell’opera delle suore, un compito preciso; il servizio, il ministero del perdono: annunciare il Vangelo del persone, contribuire a far pace tra le famiglie.
Suor Enza Corvino opera da anni a Scutari e nei villaggi vicini. E’ medico cardiologo, e insieme alla giovane cardiopediatra Arketa Plummi –specializzatasi al Meyer di Firenze- è impegnata da anni nei villaggi poveri del nord dell’Albania. Alcuni anni fa il card. Neves, tramite il Progetto Agata Smeralda, donò a Suor Enza uno speciale elettrocardiografo. Un dono che ha salvato molte giovani vite. “Sì, in questi cinque anni grazie a questo apparecchio abbiamo potuto diagnosticare una cardiopatia congenita in circa 200 casi. A Scutari non c’è nessun cardio-pediatra che si prenda cura dei bambini con questo raro e grave tipo di patologia, e in ospedale non c’è né lo specialista né apparecchiature come quella che ci è stata donata da Agata Smeralda. Con essa (prima la diagnosi era clinica, la facevamo ascoltando, mentre ora con questo apparecchio possiamo diagnosticare la patologia vedendo, ovvero facendo una diagnosi molto più precisa) non solo abbiamo fatto diagnosi a 200 bambini, provenienti da Scutari, e da varie altre città e villaggi del Nord dell’Albania: esso è servito anche a circa 350 altri bambini e bambine che sono venuti con un dubbio, un soffio, ma che per fortuna hanno avuto diagnosi nella norma. E dei 174, sono stati curati chirurgicamente un’ottantina: non a Tirana, perché là non c’è sala operatoria idonea, ma in Italia, in vari centri specializzati.”
Come medico, e come suora, la religiosa entra in contatto con tante famiglie (del resto la presenza di Agata Smeralda in Albania non è legata soltanto all’azione sanitaria di suor Enza, ma sostiene un centinaio di bambini poveri del villaggio di Bajze, vicino al Montenegro, attraverso le adozioni a distanza), e ha modo così di conoscere bene la cultura e i modi di vita di quella gente. Compresa la diffusa abitudine della “vendetta di sangue”. Che non è facile estirpare.
“Il perdono diventa un’adesione pubblica, davanti ai testimoni, davanti agli anziani. Non è facile: spesso trovano grande difficoltà a fare questo passo anche coloro che sono impegnati in parrocchia, che cercano di annunciare il Vangelo del perdono”. Suor Enza ricorda un episodio recente: “Un anziano del Consiglio parrocchiale da sempre aveva cercato di conciliare le famiglie. Gli è stato ucciso il figlio ventenne. E ora soffre, ma non riesce a trovare la strada del perdono. Anche il vescovo del luogo si batte tantissimo a questo scopo. Noi suore seguiamo le famiglie: talvolta questi giovani sono già sposati e se hanno un figlio maschio sanno che il rischio di una vendetta è certo. Così lo costringono a stare chiuso in casa, a non andare a scuola e neppure in ospedale”.
Tutto questo spiega anche i delitti che spesso avvengono all’estero tra Albanesi: regolamenti di conti, vendette che magari attese da anni, possono compiersi. “Tra i bambini adottati a distanza dal Progetto Agata Smeralda ci sono anche bambini “schiavi di questa vendetta di sangue”. E questo clima di insicurezza e di paura è aggravato dalla malavita. Anche a Bajze esiste il traffico della nafta, della droga e della prostituzione. E capita sovente che chi si arricchisce, ben presto venga ucciso”.
Una situazione sociale e umana di grande difficoltà. Che solo la testimonianza e la costruzione di rapporti fraterni può goccia dopo goccia riuscire a modificare.
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