Curare il cuore dei piccoli albanesi
Una valigetta portatile, l'idea di un dono offerto a una comunità. A volte basta poco per fare tanto, per salvare vite umane.
Quattro anni fa il Progetto Agata Smeralda donò al compianto Card. Neves un eco-doppler-cardiografo portatile. E l'arcivescovo lo girò a suor Enza Ferrara, suora e cardiologo, che insieme alla giovane cardiopediatra Arketa Plummi -specializzatasi al Meyer di Firenze- opera da anni nei villaggi poveri del nord dell'Albania. E ora suor Enza è tornata, per una rapida visita, a Firenze, portando con sé l'elenco dei frutti di quel dono.
"Sì -dice- è giusto fare un bilancio, come segno di gratitudine per quello che ci è stato offerto. In questi quattro anni grazie a questo apparecchio abbiamo potuto diagnosticare una cardiopatia congenita in 174 casi. A Scutari non c'è nessun cardio-pediatra che si prenda cura dei bambini con questo raro e grave tipo di patologia, e in ospedale non c'è né lo specialista né apparecchiature come quella che ci è stata donata da Agata Smeralda. Con essa (prima la diagnosi era clinica, la facevamo ascoltando, mentre ora con questo apparecchio possiamo diagnosticare la patologia vedendo, ovvero facendo una diagnosi molto più precisa) non solo abbiamo fatto diagnosi a 174 bambini, provenienti da Scutari, e da varie altre città e villaggi del Nord dell'Albania: esso è servito anche a circa 350 altri bambini e bambine che sono venuti con un dubbio, un soffio, ma che per fortuna hanno avuto diagnosi nella norma. E dei 174, sono stati curati chirurgicamente un'ottantina: non a Tirana, perché là non c'è sala operatoria idonea, ma in Italia, in vari centri specializzati".
Com'è noto, la presenza di Agata Smeralda in Albania non è legata soltanto all'azione sanitaria di suor Enza: "Il Progetto -ricorda la religiosa- sostiene un centinaio di bambini poveri del villaggio di Bajze, vicino al Montenegro.
L'adozione a distanza dei bambini albanesi è iniziata nel 2000, e i bambini più grandi ora sono in quarta elementare, mentre i nuovi adottati frequentano la materna delle nostre suore, che poi, quando i bambini crescono e passano alla scuola statale, continuano a seguirli: con l'aiuto delle adozioni a distanza si dà la possibilità a questi bambini di poter studiare, cosa che altrimenti non sarebbe possibile, perché sono di famiglie molto povere.
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