La straordinaria esperienza del Circo Picolino
Gisiele ha 18 anni e un fisico da fotomodella; mi racconta la sua storia e quasi non ci credo. Un passato di maltrattamenti, abusi, ferite. Quelle psicologiche, le più profonde e sicuramente più difficili da curare, ma anche quelle fisiche, su tutto il corpo. "Sono arrivata così, a dodici anni, sulla porta del Centro do Menor João Paulo II; qui a Mata Escura, per essere accolta in una delle case-famiglia di suor Raffaella" mi racconta Gisiele. "Ero gracile, sembravo rachitica. Un corpo provato da molti dolori, che esprimeva tutta la sua difficoltà con quella fame d'aria che ogni tanto mi toglieva il respiro".
Tante storie, come la sua. Non molte, purtroppo, con un lieto fine come il suo. Gisiele ha ricominciato a vivere grazie alle cure ricevute, alla vicinanza di persone dedicate e competenti che l'hanno aiutata a lasciarsi alle spalle un passato di traumi e carenze affettive, e l'hanno condotta sul cammino del riscatto della propria persona e della scoperta delle proprie potenzialità. Un cammino che altri bambini e ragazzi hanno percorso o stanno tuttora percorrendo, distribuiti nei 156 gruppi del Progetto Agata Smeralda. Ma l'evoluzione peculiare, e per certi versi sorprendente, di una ragazza come Gisiele, si può comprendere meglio prendendo un autobus e recandosi sulla costa della città di Salvador, a circa mezzora da Mata Escura. A poche decine di metri dalla spiaggia di palme, ubicato tra le due corsie della "orla" - la trafficata strada litoranea che contorna la grande baia su cui si affaccia questa metropoli - si erge il tendone, colorato e un po' consunto, di un famoso circo, il Circo Picolino. Si entra e a prima vista si ha la percezione di una realtà molto modesta: pochi attrezzi, qualche vecchio materasso e delle pedane per gli acrobati; in un angolo, i motocicli e gli strumenti dei giocolieri, in alto trapezi e corde; ai lati, una scenografia molto semplice, dai colori tenui. In mezzo, tanti giovani che si stanno allenando, con molta forza ed allegria. Le loro tute non sono nuove, ma i loro corpi tonici scintillano di energia e lasciano intravedere anni di esercizi, di sudore e di passione. Si ha fin da subito l'impressione di essere capitati in un posto un po' particolare, in un luogo dove persone anche molto giovani si muovono con estrema serietà e professionalità. Sono gli istruttori, coloro che ogni giorno sono alle prese da vicino con bambini e ragazzi, per insegnare loro i segreti dell'arte circense. Il Circo Picolino, che sta compiendo 19 anni, è infatti in realtà una ONG (organizzazione non governativa) che segue circa quattrocento tra bambini ed adolescenti mediante l'Arte-Educazione, ovvero utilizzando l'insegnamento di varie discipline come cammino per recuperare ragazzini e giovani in situazioni di rischio attraverso le lezioni, in gruppo, delle tecniche circensi. In realtà è un percorso educativo che, tra mille salti, corse,esercizi, aiuta questi bambini a ritrovare in sé stessi le risorse necessarie per affrontare la vita anche fuori dal circo.
Per capirne di più ne parliamo con Anselmo Serrat, cinquantasei anni, fondatore ed attuale direttore del "Picolino", artista ed educatore. Capelli lunghi e bianchi, occhiali fuori moda, un entusiasmo contagioso e una passione lunga una vita. Ci accoglie con un abbraccio e comincia a raccontare: "Ho fondato nel 1985 la Scuola Picolino di Arti del Circo, che è stata una delle prime del Brasile, che aveva la missione di rendere le arti circensi accessibili a tutti. Era inizialmente aperta a tutti coloro che desiderassero apprendere quest'arte. Nel 1990, la svolta: decidemmo di avviare una collaborazione con il Progetto Axé, che cominciò a pagare i corsi per far frequentare i ragazzi che seguiva, e che erano ex-bambini e bambine di strada. Circa 400 bambini cominciarono a vivere il circo e a rivalorizzarsi. Sei anni fa ha avuto inizio la nostra relazione con il Progetto Agata Smeralda, e oggi sono circa un centinaio i bambini del Progetto che due o tre volte la settimana vengono a lezione qui. In genere sono i bambini più problematici, quelli che gli educatori hanno maggiori difficoltà a gestire. Attraverso l'arte-educazione li portiamo a riscattare la propria autostima e valorizzare le proprie qualità. La ricchezza del Picolino è proprio il tentativo di formare persone che pensino, che comincino a credere che il grande valore della vita è la propria vita."
Concetto che ribadisce Edi Carlos Santos in arte Binho, 25 anni, ex "menino de rua" ed ora coordinatore degli istruttori del Picolino: "La difficoltà maggiore non è solo imparare la tecnica, ma imparare a ritrovarsi nella vita. Chi arriva dalla strada ha molta aggressività, molta energia che non sa dove indirizzare. Sono ragazzini insicuri, sfiduciati, che inizialmente provocano e disturbano. Ma noi cerchiamo di porre delle regole, dei limiti entro i quali debbono stare, e nel contempo ci impegnamo per conquistare la loro fiducia e il loro rispetto. Nel primo periodo si sfogano apprendendo un po' tutti gli attrezzi, ma dopo un paio di mesi sono già in grado di scegliere su quali discipline preferiscono orientarsi. Da parte nostra, cerchiamo di percepire e valorizzare ogni conquista dell'alunno, stimolando non la competizione esterna ma solo quella con loro stessi. Responsabile dell'apprendimento è l'alunno stesso, noi siamo solo un appoggio. Come istruttore, è importante conoscere i tempi di ognuno, la singolarità di ogni alunno; è fondamentale percepire che non tutti gli alunni imparano nello stesso modo e con gli stessi tempi. Non per questo significa essere migliori o peggiori, ma solo diversi. I bambini che arrivano qui sono disistrutturati e noi cerchiamo di formarli, di strutturarli - continua Binho, che mostra orgoglioso il libro pubblicato in occasione dei 18 anni di attività del Circo - e di dar loro gli strumenti perché si mantengano così anche fuori di qua, pur sapendo che dovranno affrontare una situazione sociale competitiva, violenta, individualista. Tentiamo di trasmettere loro l'idea che non tutto è chiuso, è sedimentato, che al contrario tutto si può cambiare. Devono dimenticarsi la passività e la rassegnazione, devono cominciare a credere di poter trasformare la realtà, una realtà in cui hanno il diritto di essere protagonisti e non esclusi. l'obiettivo fondamentale della Scuola Picolino è proprio quello di rompere la riproduzione dell'esclusione sociale".
Così è avvenuto anche per Gisiele, che ha potuto assistere, quasi incredula, alla sua rinascita. "Frequentando il circo sono guarita da tanti mali", afferma con un sorriso. "Il Circo ha migliorato molto la mia salute: i problemi che avevo, con il tempo sono scomparsi e il mio organismo ha come fatto un salto, un'esplosione. I professori mi hanno visto crescere e quasi non ci credevano. Sono diventata un'altra persona: il circo mi ha aiutato a sentirmi unica, a mettermi alla prova e a dimostrare a me stessa che ero in grado di superare ostacoli che credevo insormontabili. Ho frequentato le lezioni per cinque anni e per mezzo del circo ho imparato anche a relazionarmi meglio con gli altri, ad esprimermi e comunicare di più. Ha contribuito al mio sviluppo come persona, e per questo voglio ringraziare tutti coloro che mi hanno aiutato".
notizie

Riconoscimento Unicef per la Casa do Sol
Premiato il centro di Pina Rabbiosi e Padre Lintner, una delle prime e più rilevanti presenze sostenute dal Progetto Agata Smeralda in Brasile.
Leggi »eventi

Eritrea, un container per la vita
Il progetto "Un container per la vita" vede la spedizione del secondo container di generi alimentari nell'arco di un anno in Eritrea: sono beni di prima necessità, impossibili da acquistare in loco, vista la situazione di difficoltà e di emergenza.
Leggi »lettere del presidente

Don Carlo Zaccaro: prima di tutto un uomo di Dio
Don Carlo è stato prima di tutto un uomo di Dio, un vero testimone del Vangelo, intelligente e di vasta cultura. Ho avuto la fortuna di incontrarlo da ragazzo, per la prima volta, nel lontano 1956 nella Chiesa di S. Antonio al Romito a Firenze. Degno figlio di Don Giulio Facibeni per il suo amore concreto verso i poveri e per la fiducia incondizionata nella Provvidenza di Dio soprattutto nei momenti difficili che anche nella sua vita non sono mancati.
Leggi »


