L'opera di Agata Smeralda a servizio delle ragazze madri

Immagine L'opera di Agata Smeralda a servizio delle ragazze madri

«Non è facile fare la mamma a 14-15 anni. Nei primi momenti pensano di curare un bambolotto. Ma noi, stando loro vicine, cerchiamo di aiutarle a prendere coscienza della situazione e a diventare mamme responsabili » : Suor Raffaella Corvino, delle Suore Missionarie di Gesù Redentore di Milano, ormai da 15 anni è a Salvador Bahia, e di ragazze-madri, anzi di madri-bambine, ne ha incontrate e seguite tante.
« Fin dall’inizio –dice Suor Raffaella- siamo state sostenute dal Progetto Agata Smeralda con le adozioni a distanza. Il Progetto ha sempre avuto un’attenzione particolare per la difesa della vita nascente, per l’aiuto alle donne e alla maternità. E’ una vera Provvidenza e senza questo sostegno non sarebbe possibile realizzare e sostenere dignitosamente le case famiglia, e in particolare la “Casa Materna di giovanissime madri”».

Il lavoro di Suor Raffaella non è facile. Non si tratta certo di dare soltanto da dormire e da mangiare a queste ragazzine col pancione o con un piccolo in braccio. Vanno aiutate a crescere, a maturare, a imparare la responsabilità. «Adesso ho una mamma di 14 anni –sorride la suora-, con il suo bimbo Lucas di 7 mesi, che in questi giorni è agitatissima: vorrebbe andare, com’era abituata prima, al Carnevale, che dura 8 giorni e 8 notti, ma non può farlo perché c’è il bambino da accudire. Abbiamo trovato un compromesso, va nel pomeriggio e all’una di notte, con l’ultimo autobus, rientra in casa-famiglia dal suo Lucas ».

Spesso le giovanissime madri sono segnate da vicende drammatiche : «Purtroppo –dice Suor Raffaella- molti di questi bimbi non conosceranno mai il papà, perché spesso le giovani mamme sono state oggetto di violenza in strada o nelle loro casupole, oppure vittime, talvolta, degli uomini delle loro madri. Un’altra ragazza madre di 15 anni, Graziene, che ospitiamo in questo momento nella nostra casa, è arrivata incinta da noi con il decreto del giudice minorile perché minacciata a morte. Abitava infatti in una ambiente dove si trafficava droga e gli spacciatori temevano che potesse parlare. Annita ha 14 anni e da poco tempo è arrivata da noi. Deve rispondere a un processo, perché ha spaccato la testa a un uomo e ha distrutto tutto quello che c’era nella casa. Era disperata, aveva cominciato a bere, diceva: “ho avuto quattro mamme, ma non ne ho avuta nessuna....”. Una storia molto triste la sua: da piccolissima è stata venduta e portata in Svizzera, poi all’età di 8 anni è stata riportata in Brasile e abbandonata».
Davanti agli occhi della missionaria passano tanti volti e storie : «Un’altra ragazzina che abita con noi, 13 anni, di nome Silvaneidi, semianalfabeta, è solita scrivere dei biglietti dove formula richieste elementari: vuole un quaderno, una matita. Poi però, nell’ultimo foglio, insieme al disegno incerto di tanti cuoricini, c’era una richiesta straziante, perché è tanto difficile da esaudire: “Dammi una mamma, cercami una mamma”, scrive Silvaneidi ».

Suor Raffaella vive con Suor Claudia e Suor Adele: “A Salvador –sorride- siamo tre suore già dai capelli bianchi: Suor Claudia è responsabile sanitaria del Progetto Agata Smeralda e in particolare accompagna i medici dentisti di tre consultori. Suor Adele si prende cura dei figli dei carcerati, dagli 8 mesi di età, ed almeno una volta al mese li accompagna in carcere affinché le loro madri possano riabbracciarli e mantenere i legami. Per quanto mi riguarda, il mio compito è quello di accogliere e seguire le adolescenti, dai 12 anni alla maggiore età, e abbiamo scelto di prenderci cura delle ragazze, notando che la donna è sempre più sfruttata, essendo la società usa e getta anche la ragazzina è vista così. Quando il presidente del Progetto Agata Smeralda sottolinea che la missione primaria del Progetto è “servire la vita”, io mi trovo in grande sintonia con lui, tenendo sempre presenti i tre punti cardine di Agata Smeralda, che vuole che il bimbo o la bimba vengano aiutati a crescere in buona salute, dando una corretta alimentazione e offrendo loro un’educazione, affinché un giorno non lontano divengano protagonisti del loro Brasile, camminando insieme ai numerosi padrini che spesso con sacrificio continuano a sostenerci dall’Italia”.

E ogni giorno, nei centri, nelle scuoline e nelle case famiglia tutto questo diventa realtà: “Dopo 15 anni i piccoli di allora sono diventati adolescenti e adulti, e adesso, dopo 15 anni di aiuto da parte di Agata Smeralda, vediamo grandi risultati: quattro nostre giovani sono entrate all’Università, e quello che ci dà gioia è il fatto che esse dicono -una fa servizi sociali, due giurisprudenza, una pedagogia- che il loro primo pensiero, dopo la gratitudine per l’opportunità avuta, è il desiderio fortissimo di mettersi a servizio degli altri, e in particolare di chi, come loro un tempo, si sente solo e abbandonato. Così anche giovani che in passato hanno vissuto nelle nostre case-famiglia, e poi si sono positivamente inserite nella società, tornano non soltanto a trovarci, ma a dare una mano concreta alle nostre attività, quasi volessero in qualche modo comunicare agli altri la speranza che loro hanno sperimentato, la speranza che si può risorgere a nuova vita. Una delle persone che lavora alla segreteria del Progetto, ad esempio, ora madre di una bimba, è stata fin dall’inizio aiutata dal Progetto. E più in generale, sono ragazze fortunate, perché possono frequentare i corsi professionali sostenuti da Agata Smeralda e promossi nel centro sociale “Giovanni Paolo II”. Con questi semplici corsi vengono avviate al lavoro come parrucchiere, sarte, estetiste e riescono a vivere dignitosamente, ben inserite”.

Poi Suor Raffaella torna a pensare alle ragazze che bussano alle loro porte (complessivamente dispongono di 50 posti letto, in sette diverse case-famiglia, una delle quali è destinata in modo specifico ad adolescenti-madri): “Pochissimi giorni fa –racconta- è arrivata un’altra ragazzina, Sueli, 14 anni d’età. Sorda, parla pochissimo, usa l’apparecchio acustico solo per guardare le telenovela, ed è giunta incinta di tre mesi. Rifiuta questa maternità, talvolta si batte la pancia violentemente con le mani. Le stiamo accanto, per aiutarla: non è facile, cerchiamo di dare sostegno psicologico, l’abbiamo fatta incontrare col suo ragazzo, per tranquillizzarla, lui ora ha accettato il bambino e cercano insieme di portare avanti la maternità”. Ma la situazione sociale è difficilissima: “In Brasile –nota la suora- c’è una grandissima propaganda per la contraccezione, come se fosse la soluzione di tutti i problemi, la chiamano pianificazione familiare. Però c’è anche una sessualità sfrenata, fin da piccoli, si cambia spesso partner, e i più poveri non vanno ai consultori a fare prevenzione, e pertanto ci sono tantissimi aborti clandestini, con metodi pericolosi e disumani. In Brasile non c’è una legge che consente l’aborto. La donna, vera vittima della situazione, calpestata nella sua dignità, spesso rifiutata e abbandonata dall’uomo, a sua volta rifiuta il bambino. Da parte nostra allora cerchiamo di rispondere in primo luogo con una buona educazione affettiva e sessuale, sia nei corsi professionali, che nelle scuole e nelle case famiglia. Molto spesso prevale però una vera e propria ignoranza. Di fronte a giovani madri che sono in difficoltà per una gravidanza, cerchiamo di star loro accanto, di offrire ospitalità e aiuto. Quando riusciamo ad entrare in contatto con questi casi, nella totalità riusciamo ad aiutare la madre e a salvare il bambino. Purtroppo non possiamo certo arrivare a tutti, e la nostra è comunque una goccia nell’oceano”. Questo –conclude la missionaria- significa concretamente “servire la vita”, e siamo convinte che è l’amore che salva. In queste persone che spesso sono nell’angoscia e nella disperazione, con l’accoglienza amorevole, si apre uno spiraglio di resurrezione, di nuova vita”.

Paolo Guidotti

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