Testimonianza di un missionario da San Pedro
Ormai da oltre un anno il Progetto Agata Smeralda opera anche in Costa d'Avorio, Paese che purtroppo, nelle ultime settimane, è tornato a far parlare di sé per le violenze e le tensioni. E da San Pedro, proprio una delle città dove operano le Suore collegate con Agata Smeralda, ci è arrivata una testimonianza drammatica, da parte di un missionario italiano. La riportiamo per intero.
"La città di San Pedro è stata saccheggiata, tutti i negozi assaltati e svuotati. Ho fatto appena in tempo a rientrare nella casa parrocchiale perché già un gruppetto di giovani che passava, bastoni e machete alla mano, vedendomi, s'è messo a gridare contro i bianchi. Non mi conoscono, ma qui 'francesi' e 'bianchi' sono la stessa cosa": lo racconta alla MISNA padre Dario Dozio, religioso della Società missioni africane (Sma) nel centro portuale di San Pedro, circa 330 chilometri a ovest di Abidjan.
La tensione di questi giorni - che stamani sembrava in parte rientrata nella capitale commerciale - ha coinvolto anche altri centri abitati della Costa d'Avorio. "Oggi c'è una calma apparente, ma fino a ieri sera si sentiva sparare. Vicino a noi c'è una base militare francese, contro la quale si erano diretti migliaia di 'giovani patrioti', che si dicono sostenitori del presidente Laurent Gbagbo, armati di bastoni". A respingerli ci hanno pensato i soldati francesi, che hanno aperto il fuoco e - secondo alcune testimonianze - avrebbero provocato vittime; la base, intanto, è stata circondata con filo spinato ad alta tensione.
Il sentimento anti-francese ha preso di mira soprattutto il cosiddetto "Quartier blanc", il quartiere dei bianchi della città, dove si trovano le ricche residenze dei commercianti francesi e stranieri, ora barricati in poche case. Quelle lasciate vuote sono state sistematicamente svaligiate. "In città si dice che alcuni civili francesi, vedendosi aggrediti, hanno risposto sparando dalle loro case e uccidendo dei giovani: ma non si sa cosa sia successo esattamente e quante siano le vittime" aggiunge il missionario. "San Pedro è stata costruita una quarantina di anni fa come porto artificiale per il commercio di cacao, caffè e legname" spiega padre Dozio, 49 anni, originario di Beverate, in provincia di Lecco. "Da piccolo villaggio si è presto trasformata in un grande agglomerato urbano che oggi conta più di 200.000 abitanti, con una delle baraccopoli più estese e più povere di tutta l'Africa Occidentale". Insieme ad altri quattro missionari - un francese, un ivoriano e un burkinabé - il religioso italiano gestisce la parrocchia di "Notre Dame de Fatima". "Adesso abbiamo dovuto sospendere tutte le attività pastorali all'esterno: dovevamo recarci nei villaggi intorno alla città per il catechismo e i battesimi ma... chi si azzarda a uscire?". I 'giovani patrioti' sono lì fuori ad aspettare. "Tra chi protesta contro i francesi c'è anche tanta gente semplice che ha voluto manifestare per la reazione esagerata dei soldati inviati da Parigi - aggiunge ancora il missionario italiano - ma molti balordi hanno approfittato di questo caos in città per compiere atti vandalici e furti. Temo che le conseguenze di questi disordini peseranno a livello economico sulla città". San Pedro, tra l'altro, si trova a un centinaio di chilometri dal confine con la Liberia, da dove negli anni della guerra civile - conclusa nel 2003 - arrivarono migliaia di profughi.
[EB]
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