Una nuova iniziativa, per i bambini disabili
C’è perfino chi sta peggio dei “meninos de rua”. È vero: questi ragazzi sono in strada, minacciati e a contatto con il degrado umano più incredibile, con la criminalità, la droga e la prostituzione. Vittime talvolta degli squadroni della morte, vittime sempre dello sfruttamento. Ma nelle favelas brasiliane ci sono bisogni ancora più grandi. E condizioni di vita ancora peggiori. Sono i bambini portatori di handicap. A loro, sulla base di un’esperienza ormai più che decennale, ha pensato il Progetto Agata Smeralda, con un’iniziativa, avviata nel quartiere Capelinha de San Caetano, il luogo “storico” di Agata Smeralda in Brasile, il luogo dove il progetto nacque.
“L’iniziativa –spiega Padre Wieslaw Olfier, che per cinque anni ha operato in quella zona, come missionario inviato dalla Diocesi di Firenze- è nata come una risposta a un’esigenza veramente grande, quella di dare speranza e una possibilità di una vita più degna a ragazzi portatori di handicap sia fisico che mentale”.
“Il problema più grande in questi quartieri –continua- è quello di non capire che un ragazzo handicappato è una persona come le altre. Spesso le persone si vergognano di un figlio con problemi, li nascondono in casa, li tengono chiusi, non li lasciano uscire, insomma sono completamente segregati”.
Il contesto sociale non aiuta: “Dall’altra parte –nota Padre Olfier- anche la struttura pubblica non permette un inserimento, non consente una vita normale. I quartieri sono pieni di stradelle scoscese, scale, vicoli stretti, barriere architettoniche che rendono impossibile la partecipazione di un ragazzo con handicap alla vita sociale. Così rimangono tagliati fuori: non a caso la prima preoccupazione di questa nuova struttura è l’inserimento dei ragazzi nella scuola e in altre attività pubbliche e sociali. Vogliamo offrire l’opportunità, per quanto possibile, di una vita normale. Tra l’altro proprio quest’anno la Chiesa brasiliana ha deciso come tema della Campagna di Fraternità, che ogni anno mette in luce un problema sociale rilevante in tutta la società brasiliana, proprio “Fraternità e persone con handicap”, invitando i fratelli handicappati a venire avanti, a ”mettersi al centro dell’attenzione della società”.
Padre Olfier spiega le modalità dell’ iniziativa che ora si vuole potenziare e rilanciare: “Si tratta di una casa-famiglia, mirata a creare un ambiente familiare per questi ragazzi: attualmente vi vivono in maniera stabile otto ragazzi e ragazze dagli 8 ai 18 anni di età: alcuni di loro vanno a scuola, tutti partecipano alle attività della parrocchia, spesso sono coinvolti nelle gite turistiche e nelle visite ai musei. La struttura è aperta anche a bambini molto più piccoli, ma per il momento non sono presenti. La casa è aperta ormai da tre anni, ed è stata realizzata da un gruppo di laici guidati da una suora. Attualmente la struttura è gestita da questa suora, Suor Maria Lucia, insieme a due laici che dormono con i ragazzi, e vi è l’assistenza di un gruppo di medici e psicologi che li accompagnano in maniera continua nella loro crescita. La casa-famiglia di Capelinha vede da tempo anche l’aiuto del Progetto Agata Smeralda che di recente ha acquistato e donato all’associazione un pulmino utilissimo per lo spostamento dei giovani lì ospitati. E, soprattutto, ogni ragazzo residente nella struttura è adottato da Agata Smeralda”.
“I ragazzi lì ospitati –aggiunge padre Olfier- hanno diversi tipi di handicap e difficoltà: alcuni hanno handicap dalla nascita, ma vi sono anche ragazzi che si trovano ora in condizioni difficili a causa delle condizioni di vita, perché anche la mancanza di cure e assistenza medica in certe malattie può portare all’handicap. Nel gruppo c’è anche Jefferson, un ragazzino di 13 anni, che a 7 anni fu colpito da una pallottola vagante, alla spina dorsale e che ora è paralizzato agli arti inferiori. Da un anno è nella struttura, e questo gli ha consentito di iniziare a frequentare il primo anno della scuola elementare. Prima di allora era invece segregato in casa, nonostante sia un ragazzino molto capace e intelligente”.
La struttura si presenta come un blocco di un unico piano circondato da un terreno libero che serve per le attività ricreative. Ma è una struttura molto piccola, e i ragazzi non hanno spazi interni dove poter vivere insieme, perché lo spazio è quasi tutto occupato dalle camere, dalla cucina e dai servizi”.
Ecco allora l’esigenza di ampliare la casa, realizzando il primo piano, da dedicare totalmente alla “zona notte”, con le camere da letto, liberando così il piano terreno per le più varie attività ludiche ed educative. “Questo –spiega padre Olfier- consentirà di ospitare anche altri ragazzi durante il giorno, con una permanenza non residenziale, cosa che già viene fatta, ma finora con possibilità limitate a causa degli spazi ristretti”.
L’impegno di spesa è di circa 50 mila euro, per un ampliamento di oltre 160 metri quadri. “Il progetto è pronto, e non appena saranno raccolti i fondi potranno iniziare i lavori”.
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