L'assassinio di Sizinio, amico di padre Lintner. Come lui ucciso
Era notte, le 23 circa. Il signor Sizinio, 52 anni, era un poliziotto in pensione che stava lavorando di notte nel bairro di Boa Vista de Coutos, un bairro lontano da Cajazeiras (a Salvador uno dei lavori che si possono trovare con maggiore facilità è proprio quello di fare "segurança" cioè lavorare nel settore della sicurezza: chi chiede questo servizio sono in genere aziende o negozianti, dai grandi supermercati ai piccoli negozi, che si vogliono difendere dai furti).
Lavorava come guardiano notturno di una ditta. E' stato assassinato da tre persone (sembra ci fossero dei testimoni) delle quali la polizia ne ha successivamente individuata una, che era originaria della stessa favela (chiamata Inferninho, ovvero "Piccolo inferno") dalla quale provenivano gli assassini di padre Luis Lintner. Dal riscontro del medico legale, sembra che sia stato fatto mettere in ginocchio prima di essere ammazzato a colpi di revolver (questo, hanno detto i poliziotti, lascerebbe pensare ad una vendetta perché se una persona venisse uccisa a seguito di una aggressione non verrebbe certo fatta mettere in ginocchio).
Non ci sono certezze, ma tutto lascia pensare che la sua morte sia una conseguenza del ruolo avuto dal signor Sizinio in occasione della morte di padre Luis: insieme con la moglie era stato tra i primi ad accorrere in strada per soccorrere padre Luis, avendo udito gli spari. Entrambi, lui e la moglie (ed oltre ad essi un'altra signora, Filò, che ora abita con Pina) ebbero modo di vedere gli aggressori in fuga e in seguito fornirono la loro testimonianza, permettendo alla polizia di identificare gli assassini. Il processo ai presunti colpevoli, che sono in carcere, è attualmente in corso di svolgimento.
Pina mi ha detto che questo assassinio ha sconvolto tutta la comunità, dal momento che si sperava che dopo più di due anni l'uccisione di Padre Luis non avesse ulteriori strascichi di violenza. Invece la vita di Cajazeiras 5 continua nel terrore, in un'escalation di violenza che sembra non aver fine. Il signor Sizinio dava sicurezza al quartiere in quanto vigilava sulla tranquillità delle persone e sapeva fare questo molto bene, avendo fatto il poliziotto per tutta la vita (per questo girava sempre armato). Era una persona che lavorava a favore della comunità, era sempre disponibile: la stessa Pina si fidava molto di lui e a volte gli chiedeva di accompagnarla quando doveva risolvere qualche questione particolarmente delicata.
"Ora - dice Pina - non abbiamo più nessuno a cui affidarci. Cajazeiras 5 è in una spirale di violenza, la situazione sta peggiorando ogni mese di più. Il quartiere è in mano ai trafficanti e spesso la polizia civile, la più corrotta, si mette d'accordo con loro per chiudere un occhio sui loro traffici, accettando pagamenti in cambio di favori. Ad esempio, consentire l'accesso ai trafficanti a certe scuole nelle quali altrimenti avrebbero difficoltà ad entrare. Il giorno prima che venisse ucciso Sizinio era stato ammazzato con cinque colpi di proiettile un giovane di 38 anni, sempre per vendetta. Negli ultimi quindici giorni abbiamo celebrato tre funerali di persone giovani, non coinvolte in alcun modo con la criminalità o con traffici illeciti. Erano semplicemente persone che avevano avuto il coraggio di assumere una posizione diversa. Tutta questa violenza ci sconvolge, ma nel contempo ci porta ad azioni concrete: in primis, riflettere su come possiamo continuare a portare avanti una proposta di pace, di una relazione pacifica e positiva tra le persone. In secondo luogo, ci costringe a mutare la nostra proposta formativa, così come l'organizzazione delle riunioni e degli incontri, che debbono per forza svolgersi prima delle sette di sera, orario dopo il quale è meglio non trovarsi per la strada. La cosa peggiore è che ormai si tratta di una violenza istituzionalizzata, consolidata nella società, e che interferisce in modo pesante con la vita di tutti noi. Sto dicendo tutto questo solo perché vorrei che gli amici italiani potessero capire meglio la realtà nella quale stiamo vivendo qui. Le nostre difficoltà maggiori non sono quelle dovute alla mancanza di cose materiali, sono quelle dovute alla mancanza di diritti: il diritto a vivere, o perlomeno a sopravvivere, a potersi muovere, il diritto alla libertà; ormai ci sentiamo ostaggi di chi esercita il potere, di chi con la violenza tiene in pugno tutto il quartiere. Ogni giorno dobbiamo rivolgerci al Signore chiedendo che ci dia la forza per non lasciarci prendere dal sospetto, dalla paura, e per non perdere la fiducia nelle persone che ci stanno accanto".
Il signor Sizinio ha lasciato moglie e 4 figli. "Cerchiamo di aiutare questa famiglia - aggiunge Pina - perché sono tutti in pericolo. Filò, la signora che abita con me, è terrorizzata. Per continuare a vivere ci aggrappiamo alla speranza che la morte violenta del signor Sizinio non abbia alcun nesso con l'assassinio di padre Luis".
Non lo dice, ma percepisco che lei stessa fa fatica a crederci e che anche lei ha paura. "Quando parlo di questa situazione, spesso gli amici italiani mi consigliano di mollare tutto, di andarmene, di tornare a casa. - Chi te lo fa fare a rimanere lì? - mi domandano. Ma io non me la sento, come faccio a lasciare gli altri qui? Sento che sull'egoismo deve prevalere la solidarietà. Non mi sento di fare diversamente".
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