Togliere i bambini dal quartiere delle prostitute
Se nel numero precedente di "Agata Smeralda" padre Ferdinando Caprini aveva illustrato -lo si ricorderà- un nuovo fronte di impegno a Salvador, proponendo l'adozione a distanza di alcune decine di bambini per toglierli dall'immondizia, ovvero per mandarli a scuola anziché a rovistare in una delle grandi discariche della città, accanto alla quale vivono, stavolta presenta un secondo campo di azione, nel quale intenderebbe, con il sostegno degli adottanti, cominciare ad operare. Gli diamo la parola.
"Un secondo fronte, ancora da esplorare: in Salvador -spiega il sacerdote- riguarda un luogo con forte concentrazione di prostitute, proprio nel centro di Salvador: è un agglomerato di case fatiscenti e in rovina dove questa gente ha trovato alloggio. Il 'quartiere' è gestito da un'anziana signora, che chiamano la 'mae preta', la mamma nera, in passato anche lei prostituta, che accoglie le donne e i loro figli, e dà loro da mangiare e da dormire. Il fatto è che in questo particolarissimo quartiere ci sono un sacco di bambini, frutto della prostituzione. L'idea è dunque quella di organizzare qualcosa, un centro di doposcuola, in modo di stare vicini ai bambini, di dar loro cibo e attività formative, in grado di infondere in loro autostima, ovvero far sì che si rendano conto che la vita legata alla prostituzione non è l'unica possibile, come ora appare loro, ma c'è la possibilità di crescere in modo diverso".
Padre Ferdinando si ferma e allarga il discorso, tornando col pensiero ai bambini poveri di Salvador, a quelli che raccolgono rifiuti come a quelli che vivono nel quartiere delle prostitute o per strada, minacciati dalla violenza e dalla droga. "L'essere umano ha dei diritti fondamentali, ha una vocazione: Dio non vuole che il suo popolo faccia lo straccione o la prostituta, e se questo
accade significa che c'è qualcosa che non funziona nella società. Dobbiamo quindi trasformare la società, i rapporti umani e scoiali, e questo è possibile quando le persone cominciano ad avere autostima, sviluppano i loro diritti, e con l'aiuto di Dio pensano che è possibile cambiare la loro situazione. La frase che ripetono continuamente: "Siamo qua perché non c'è niente da fare.Abbiamo provato di tutto, ma..." Sono rassegnati della loro situazione. Molti di loro, e mi riferisco in particolare all'esperienza delle famiglie che vino presso la discarica, non sono poveri, ma impoveriti, persone che stavano meglio e che hanno perso lavoro, uno sbocco familiare.
Ecco l'importanza della spiritualità, come spinta alla crescita, al cambiamento, a non rassegnarsi, a fare l'impossibile. E stare vicino a questa gente, sostenerla, dare cibo, scuola, cure a questi bambini è importantissimo. Per questo contiamo, come sempre sulla fattiva collaborazione da parte dei benefattori di Agata Smeralda. Perché se non vogliamo che i bambini vadano a scavare tra i rifiuti, dobbiamo dar loro da mangiare. Se vogliamo toglierli dalla strada, dobbiamo offrirgli corsi, scuola. Sono emergenze che purtroppo ancora il governo brasiliano non sta curando: il governo ha concentrato il suo sforzo sulle scuole elementari: prima delle elementari non fa niente, dopo le elementari fa molto poco. Il nostro sforzo, l'impegno di Agata Smeralda a Salvador è invece quello di far rimanere i bambini a scuola, perchè non tornino nella strada: attività formative, cibo, spiritualità, sono tutte componenti utili a farli stare a scuola e a farli crescere. Del resto lo sviluppo intellettivo fondamentale è tra i 2 e i 5 anni, e se in questa fascià di età il bambino è lasciato privo di stimoli, con insufficiente alimentazione, il rischio è quello di un ritardo. È per questo che puntiamo molto su questa fascia di età.
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