Ho visto amore e concretezza
A tutte le persone che mi chiedono di raccontare la mia esperienza con Agata Smeralda in Brasile, io rispondo che non è tanto quello che ho visto, bensì quello che ho sentito, con lo stomaco, con quei sensi ormai assopiti che in Brasile si sono fatti vivi e hanno urlato pretendendo il loro posto, quello che forse dovrebbero sempre avere.
Il mio viaggio è stato un itinerario di vita: tra le vite di chi abita in fatiscenti favelas, di chi dimora in case spoglie e dissestate, che respira ogni giorno l’estrema violenza e ferocia e che stremato si abbandona alla droga.
A fianco di questo inferno esistono però tante piccole e grandi oasi di speranza, quelle scuole, asili, case famiglie, sostenute da Agata Smeralda, dove si offre concretamente un’alternativa, una vita migliore, un futuro, basato sul rispetto del diritto alla dignità dell’essere umano.
Tutti, proprio tutti coloro che lavorano per migliorare la vita di queste persone ai miei occhi appaiono grandi eroi; li guardo con ammirazione, con uno stupore che mi toglie la parola, e non riesco ad immaginare come sarebbe la vita di questi bimbi, ragazzi e famiglie senza il lavoro di questi “angeli”; così come è difficile immaginare che un Paese cosi incantevole possa avere un lato altrettanto spaventoso.
Amore e concretezza, questi i pilastri su cui si fondano le opere che abbiamo incontrato e conosciuto in questi giorni a Salvador, l’amore per le persone e per Dio, ed io avverto fortissima questa duplice forza. Il primo giorno ci è stato chiesto di provare a spogliarci dei nostri schemi, dei nostri pregiudizi frutto della nostra cultura e vita quotidiana, di rimanere nudi e in silenzio, fermi a sentire quello che ci arrivava. Non è stato facile starci, perché non siamo abituati a farlo, nessuno forse si è preso la briga di insegnarcelo, o forse perché nella nostra società siamo chiamati solo a ragionare e a produrre, a calcolare, a correre senza guardare, a sentire senza ascoltare, a mangiare senza gustare. Le domande mi affollano il cervello e il cuore, e la ricerca di un “senso” a ciò che faccio e facciamo ormai è un punto interrogativo che pulsa sempre più forte in cerca di una risposta.
Non so se questa domanda e tutte quelle a seguire troveranno un ragionevole responso dopo questo viaggio, ma credo che in qualsiasi direzione decidiamo di indirizzare la nostra vita, questa risulterà incompleta se almeno una piccola parte di noi stessi non la dedicheremo agli altri. Così a tutti coloro che mi chiedono cosa ho visto in Brasile, io posso solo rispondere che ho assaporato il senso della vita.
Luisa Arnoldi - Torino
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