Il missionario

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Quattordici anni là, in Brasile. A volte, quando c’è un attimo di pausa in una vita che se dedichi agli altri, se dedichi a Cristo non è più interamente tua, e per questo assume un senso nuovo e una grande intensità, suor Germana pensa al passato, e lo confronta col presente. E ora, in occasione di una breve visita in Italia, prima di tornare tra la sua gente nella favela nel bairro di Boa Vista de Lobato, a Salvador Bahia, ci racconta qualche suo pensiero.

“Sì –dice– pensando ai primi anni, occorre dire che un miglioramento c’è. Non per tutti, purtroppo, ma per una buona parte c’è. Almeno nella salute dei bambini vedo che dopo qualche mese di frequenza a scuola, stanno meglio. Arrivano così gracilini, e i miglioramenti sono vistosi. E un passo avanti incoraggiante lo stanno facendo anche tante famiglie di questi bambini, che iniziano a comprendere quello che è il ruolo del Progetto Agata Smeralda che si prende cura dei loro bambini: stanno capendo che non lo facciamo per assistenzialismo, ma puntiamo a uno sviluppo integrale di tutta la persona. Non si mira solo a un aspetto, e tantomeno a riempire solo la pancia dei loro figli. Così ora c’è più coscientizzazione da parte delle famiglie: prima non si collaborava, la famiglia non seguiva i bambini, ora invece la famiglia è abbastanza presente”.

Suor Germana si ferma, per spiegare meglio:

“Per famiglia –chiarisce– intendo o la nonna o la mamma, perché il papà in via normale non è presente: su 400 bambini ho, a dir tanto, una presenza di dieci padri...”.

La vita, a Boa Vista, non è facile: la favela è nella suburbana di Salvador, ovvero la periferia delle periferie, dove c’è violenza e droga. Suor Germana opera in una scuola di educazione infantile, che offre doposcuola, attività extrascolastiche, informatica, capoeira, sport, artigianato.

“Nella scuola –dice– ci sono 400 bambini, 70 sono seguiti dal Progetto gli altri dalla Provvidenza. Che per ora non ci hai mai fatto mancare niente, dalla squadra di calcio al corso di artigianato per gli adolescenti e anche per le mamme”.

Poi la missionaria sposta l’analisi sulla situazione “Interna” al Progetto:

“Anche su questo fronte c’è da esser contenti. Le difficoltà certo non mancano, ma nel gruppo di Agata Smeralda, nei collaboratori, nella direzione, nella segreteria, nei responsabili di gruppo l’impegno è forte e non lascia certo a desiderare: c’è sempre un grande entusiasmo e la voglia di migliorare sempre più. Il loro è uno sforzo encomiabile, ma anche un lavoro duro, perché in Brasile si fa fatica a far prendere coscienza alle persone adulte, a farle partecipare. Per questo da parte dei gruppi di Agata Smeralda ci sono sempre nuove iniziative, nuove proposte. E sicuramente un modo efficace per arrivare agli adulti è attraverso i bambini. Vedendo come ci occupiamo dei loro figli, anche le famiglie, piano piano vengono positivamente coinvolte”.

Se dunque sul fronte scolastico l’opera di Agata Smeralda sta segnando miglioramenti tangibili, anche grazie –dice suor Germana– all’azione formativa rivolta alle insegnanti, problemi maggiori sussistono ancora sul fronte dell’assistenza medica.

“Purtroppo sul fronte sanitario Agata Smeralda non può fare miracoli, la sanità è pubblica. Abbiamo al nostro interno un’assistenza dentistica di ottimo livello, grazie all’opera di suor Claudia, con notevoli benefici per tantissimi bambini poveri, ma in generale le difficoltà non mancano. Le emergenze maggiori sono in modo particolare per la pediatria. Nell’assistenza pubblica, per avere una visita occorre molto tempo. I bairri, i quartieri poveri, non hanno pronto soccorso, assistenza immediata. In altri quartieri invece, pagando si può ottenere tutto. Nei nostri ci vogliono due, tre mesi per una visita, e poi l’assistenza è quella che è. Allora quando c’è un’emergenza, dobbiamo arrabattarci per trovare qualcuno a pagamento”.

Chiediamo a suor Germana quali siano i prossimi obiettivi dell’azione di Agata Smeralda in Brasile.

“Occorre –dice subito– pensare soprattutto agli adolescenti. Lo sforzo già c’è, ma ancora non ci sono centri sufficienti per rispondere alle loro esigenze. Essere adolescenti è difficile anche in Brasile... Abbiamo inventato due squadre di calcio, ma il mantenimento costa: ci manca l’impianto sportivo e dobbiamo andare lontano e pagare l’affitto del campo, le scarpe, le divise. I ragazzi amano il calcio e dar loro questa possibilità è una cosa importante, molto attrattiva, ma i problemi economici non mancano. Non avendo qualcosa dopo la scuola, dove si buttano? Nella droga, nell’alcol, giochi proibiti, entrano nelle vie della microcriminalità, ed è difficile tirarli fuori. Qualcosa di positivo che li attragga fa da buon antidoto”.

Suor Germana fa anche l’allenatrice?

“No –risponde sorridendo–, a questo ci pensa un babbo di un nostro bambino...”.

Poi c’è il centro Dom Lucas che offre ai giovani corsi e buone opportunità per la formazione professionale e l’inserimento lavorativo...

“Ma certo –nota la missionaria– non può far tutto e abbracciare il mondo. Allora, questa è la domanda che mi faccio, cosa fare con questi adolescenti dopo le medie? Sabato e domenica vanno a giocare a calcio, cerco di tenerli occupati, il sabato mattina facciamo informatica e corsi artigianali... Ma fin quando può durare? Ci vuol qualcosa di più consistente. La preoccupazione è che questi bambini, ora ragazzi, alla fine si perdano. Qualcuno è stato assunto come apprendista, ma spesso sono posti saltuari”.

La difficoltà è compensata dalla speranza e dall’amore. E agli adottanti italiani suor Germana chiede di far arrivare un messaggio chiaro:

“Se loro finora si sono impegnati a riempire l’oceano con le piccole gocce, continuino a riempirlo con queste piccole gocce. Perché se l’oceano si asciuga sarà un disastro. L’azione del Progetto Agata Smeralda per noi è fondamentale: ci fa pervenire con grande puntualità il necessario. Per ora, e speriamo anche per il futuro, fa veramente miracoli. L’amore degli adottanti di Agata Smeralda, in Italia e in Brasile trasforma il mondo. Per questo è importante che queste gocce siano date con amore, comprendendone l’importanza. E cosa c’è di più bello e importante che dare la vita, salvare vite umane, far crescere felici i nostri piccoli?”.

Suor Germana Ballabio
Salvador Bahia (Brasile)


 

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