Chi era la piccola Agata Smeralda?

Chi era la piccola Agata Smeralda?

È un nome che conosco da quindici anni, ed ho sempre pensato al Progetto. Ma il nome è quello di una persona vera. E per la prima volta mi sono posto la domanda: “Com’era Agata Smeralda?” Bambina abbandonata al momento di nascere. Rifiutata da sua madre per ragioni che non so, ma che posso intuire, e per le quali sento rammarico, ma senza dare giudizi. Lasciata con qualche speranza, là dove sarebbe stata accolta, perché si è voluto che vivesse, nonostante tutto. Ricevuta nello Spedale, che cominciava così la sua opera di bene, per supplire amore là dove ne era mancato.

Ma lei, come era lei? La penso piccola e indifesa come tutti i neonati. Ma certamente bella, di una bellezza che doveva essere al di là di quella bellezza banale che attribuiamo ad ogni bambino che nasce. Doveva essere una bellezza speciale, che ha ispirato quel nome nel quale è stata messa insieme la bellezza di due pietre preziose: l’agata e lo smeraldo. Anche se l’Opificio era ancora di là da venire, a Firenze si aveva già la sapienza nel trattare le pietre e se ne conosceva il fascino misterioso. Così alla piccola abbandonata toccò un nome che non aveva nulla delle ambigue allusioni affibbiate spesso agli esposti, in modo che tutti ne capissero l’origine umiliante. Un nome che diceva ammirazione, meraviglia, gratitudine.

Da quella lontana intuizione di bellezza e di amore è nata la nuova “Agata Smeralda”, per proclamare con gesti concreti il valore della vita e la grandezza della dignità umana. È un’impresa che dedica la sua attenzione alle tante vite in pericolo, per restituirle alla loro bellezza originaria, al di là dei limiti posti dalla povertà e dall’egoismo che dominano questo nostro mondo malato. In ogni bambino che nasce e che lotta per sopravvivere c’è qualcosa della bellezza delle pietre preziose. Una bellezza donata da Dio, che per Dio, che per ciascuno di loro ha creato, insieme con la vita, un progetto di amore da ricevere e da dare, per il miglioramento continuo di questa nostra società umana, che Lui vorrebbe diversa. Una bellezza talvolta nascosta, nei guasti provocati dagli stenti e dalla fame, dalla violenza e dallo sfruttamento, dalla mancanza di istruzione e di assistenza sanitaria. Una bellezza che esplode ancora una volta, quando il fango della cattiveria nelle sue tante forme è tolto via da mani amorose, che non hanno paura di sporcarsi per restituire la luce che, nascosta per un po’, torna a splendere nella sua pienezza. Al momento della creazione, contemplando l’opera delle Sue mani, Dio vide che “era cosa molto buona”. Ma poi ha affidato all’uomo e alla donna la missione di essere fecondi e moltiplicarsi, di riempire la terra, soggiogarla e dominarla. Quasi a dire che anche quella perfezione nata dalle mani di Dio poteva e doveva essere migliorata e completata. E proprio da chi, creato maschio e femmina, perché immagine di Dio, avrebbe potuto ripetere il miracolo del dare la vita a nuove creature.

Quando, quindici anni fa, nasceva la nuova “Agata Smeralda”, Don Paolo Tonucci scriveva che “tutte le volte che un atto di bontà viene fatto qualcosa migliora in noi e intorno a noi”. Da allora, i gesti di bontà si sono ripetuti, per migliaia e migliaia di bambini, che hanno avuto una gioia e una speranza che prima non conoscevano. È quindi un progetto di amore e di bellezza, di pace e di accoglienza, di dignità e di gratuità. È quello che è accaduto alla prima Agata Smeralda, piccola pietra preziosa, raccolta da terra e restituita al suo primitivo splendore. Come con lei allora, anche con i tanti adottati di oggi, il mondo diventa più bello, più ricco, più vicino al progetto di Dio. E che gioia per noi poter essere parte di questa missione!

✝ Giovanni Tonucci
Arcivescovo di Loreto


 

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